Leadership in tempo di crisi: quo vadis?

L’umanità autentica e consapevole in chi guida e ispira l’altro nel cambiamento è la chiave di volta nell’incertezza.

La pandemia mondiale da Coronavirus irrompe nelle nostre vite come un significativo promemoria di incertezza e vulnerabilità. Un’epidemia di questa portata e caratterizzata da imprevedibilità, impone ai leader, che hanno la responsabilità di rispondere ai propri stakeholders, di intraprendere un processo di riflessione e messa in discussione del proprio modello di leadership.

Una situazione di emergenza che, in pochi mesi, riesce a sconvolgere il mondo rivoluzionandone usi, priorità, valori e logiche, non può che essere portatrice massiva di incertezza e smarrimento. Questo per un leader può tradursi in disorientamento e mancanza di controllo, accrescendo la pressione che, per natura stessa del ruolo che ricopre, già percepisce, essendo chiamato a prendere decisioni determinanti. Se in questo scenario in rapida evoluzione non esiste una via facile, al leader è comunque posta l’inevitabile questione di decidere quale strada intraprendere. La sua risposta è dunque cruciale, dovendo essere appropriata non solo in termini di attuabilità, sostenibilità ed efficacia, ma anche per capacità di rassicurare e motivare gli attori coinvolti nella reazione.

Di fronte ad una crisi del tutto eccezionale, i dettami di manuali o le misure pianificate per circostanze di urgenza ordinaria devono essere integrati da principi, comportamenti e concezioni propri di una forma mentis reattiva e flessibile. In quest’ottica, si impone un modello di conduzione nuovo, che si distanzi dall’individualismo ma che sappia valorizzare l’individuo, che abbandoni paradigmi dualistici quali positivo/negativo, giusto/sbagliato, torto/ragione, io/gli altri. Ne abbiamo parlato con Gerardo Segat, protagonista al Centro Studi il 10 giugno di un webinar sul tema.

Per Gerardo Segat, imprenditore ticinese, coach internazionale, autore e relatore presso la London School of Economics e membro del comitato direttivo italiano di YPO (organizzazione mondiale di leader e CEO), il mondo oggi ha bisogno di leader che si qualifichino come individui straordinari. Di persone per cui l’essere leader significa connettersi all’essere umano attraverso la propria stessa umanità. La consapevolezza di sé caratterizza il decision maker e tutti i suoi decision taker.

Segat intravvede in tre forze trainanti della leadership la leva per favorire la necessaria connessione: eccellenza, autenticità e scopo. Rispondere con perseveranza alle tre forze, porta il leader a spingersi continuamente oltre, per raggiungere l’eccellenza distintiva nei dettagli professionali e a mutare i difetti in pregi. L’autenticità profonda nella sfera delle emozioni e delle fragilità e l’essere animati da uno scopo altruistico rivolto al prossimo (diverso dal benefico), coinvolge, catalizza e dà il senso vero alla sua leadership. Più il leader risponde, più è connesso. Più è connesso, più il grande e il significativo accadono, in lui e attorno a lui.

Alla domanda a sapere quali abilità e capacità deve sviluppare il leader per rispondere al meglio alle forze trainanti della leadership, Segat accenna al “Modello” delle quattro “c”. La “c” di c-level non sta solo per chief, capo, ma allude anche alla consapevolezza, alla creatività, curiosità e allo spirito collaborativo. A queste affianca l’abilità di cavalcare (e non difendersi da) l’incertezza e l’acutezza di mente nel notare opportunità e positività, anche dove sembrano non esserci o, addirittura, pare assurdo ci siano. Queste abilità presuppongono capacità di immedesimazione e partecipazione empatica, poggiano su un’apertura alla resilienza e una buona comunicazione interpersonale.

Per favorire la crescita attuale e futura di questi leader, come per qualunque professione o vocazione, la formazione, secondo Segat, costituisce un buon punto di partenza. Poco importa quale sia il bagaglio formativo di base: la formazione dovrà essere dedicata e continua, includere esperienze internazionali, di eccellenza, incentrata sulle abilità più che sulle nozioni. Questi fattori forniranno competenze trasversali nei diversi ambiti, spesso ignorati, della leadership: al business affiancherà anche politica, scuola, salute, religione, famiglia, cultura, sport, arti, servizi pubblici, coaching, media, ecc. Si profila come una scuola di leadership, che faccia crescere leader esemplari, di alto livello, capaci di essere (e non fare il) leader e che ne alleni il fisico, la mente e il cuore.

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Centro Studi Villa Negroni