Il futuro della professione fiduciaria in Ticino: colloquio con Cristina Maderni, Presidentessa della Federazione Ticinese delle Associazioni di Fiduciari (FTAF)

La Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di fiduciario (LFid) entra in vigore il 1° gennaio 1985 e vede successivamente un’importante revisione, in vigore dal luglio 2012, che rinforza i requisiti di autorizzazione all’esercizio dell’attività fiduciaria in Ticino.

Tale normativa individua e regolamenta l’attività di tre categorie di operatori fiduciari: i fiduciari finanziari, i fiduciari immobiliari ed i fiduciari commercialisti.

In tale contesto regolamentare si inserisce ora la nuova Legge sugli Istituti Finanziari (LIsFi) in vigore dal 1. gennaio 2020, che identifica e disciplina come istituti finanziari, tutti i fornitori di una qualsiasi attività di gestione patrimoniale: gestori patrimoniali, trustee, gestori di patrimoni collettivi, direzioni dei fondi e società di intermediazione mobiliare. Le banche continueranno ad essere regolate dalla legge sulle banche e le casse di risparmio (LBCR).

Essa introduce un requisito di autorizzazione da parte dell’Autorità Federale di Vigilanza sui Mercati Finanziari (FINMA), nonché di vigilanza prudenziale in capo a tali operatori finanziari, che sarà svolta da organismi di vigilanza creati ad hoc ed autorizzati dalla FINMA.

Quanto deciso a livello federale con la LIsFi ha un indubbio impatto a livello cantonale, in termini di modifiche del proprio corpus normativo per mantenere coerenza e conformità al diritto superiore. La LFid dovrà quindi escludere dai suoi destinatari la categoria del fiduciario finanziario, nonché incorporerà alcune modifiche puntuali, suggerite dall’autorità di vigilanza sull’esercizio delle professioni di fiduciario, di cui al messaggio del Dipartimento Cantonale delle Istituzioni, n. 7735 “Adeguamento della Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di fiduciario alle Leggi federali sui servizi finanziari e sugli istituti finanziari” del 13 Novembre 2019.

In un contesto di tali cambiamenti per il settore, abbiamo chiesto alla Presidente della Federazione Ticinese della Associazioni di Fiduciari (FTAF), nonché Presidente dell’Ordine dei Commercialisti del Cantone Ticino (OCCT) Signora Cristina Maderni, la sua visione circa il futuro dell’attività fiduciaria in Ticino.

Signora Maderni, cosa ne pensa del nuovo scenario regolamentare per rapporto ai cambiamenti intervenuti nei confronti dei fiduciari immobiliari e commercialisti ticinesi?

“Come noto, la Legge sugli Istituti Finanziari (LisFi) è entrata in vigore a livello federale il 1° gennaio 2020, modificando la disciplina dell’attività dei gestori patrimoniali. Si è così venuta a determinare la necessità di aggiornare la normativa cantonale, che tramite LFid regolamenta le professioni di fiduciario fin dal 1985. L’importanza di LFid per i fiduciari commercialisti e immobiliari e per i loro clienti resta immutata. Saper garantire quelle caratteristiche di competenza, professionalità e trasparenza che hanno contribuito all’affermazione della nostra attività quale eccellenza del Cantone resta infatti strategico. LFid va dunque confermata e, dove necessario, aggiornata. Un processo legislativo ad oggi ancora in corso, che si dovrebbe concludere nei mesi autunnali con una delibera del Gran Consiglio.”

Uscendo i fiduciari finanziari dal raggio di regolamentazione della LFid, prevede delle modifiche nella frequenza e struttura della supervisione dell’autorità cantonale nei confronti dei fiduciari?

“Il lavoro dell’Autorità cantonale di sorveglianza è utile e apprezzato: i suoi frutti sono ben esemplificati nel Rendiconto annuale del Consiglio di Stato. Certo, l’attività di controllo si concentrerà su due sole categorie professionali e non più su tre, con conseguente migliore utilizzo delle risorse disponibili. Tengo però a sottolineare come il grande valore aggiunto di questa attività consista e continuerà a consistere nella lotta contro le attività abusive, là dove solitamente emergono i problemi. La sua portata va quindi oltre la vigilanza sui professionisti iscritti all’Albo.”

Tra le proposte di modifica al testo della LFid si annovera un’interpretazione più restrittiva della possibilità per il singolo fiduciario di essere responsabile di più strutture giuridiche. Potrebbe fornirci qualche informazione ulteriore al riguardo?

“Nella sostanza è già oggi così in conseguenza di un precedente aggiornamento della Legge (2009). Il principio di base è che ogni fiduciario può usare la propria patente per un’unica struttura. Esiste la possibilità di una deroga, condizionata però alla circostanza che le strutture siano di piccole dimensioni, abbiano la stessa sede e siano dello stesso proprietario: si viene quindi a ricondurre il tutto ad un’unica attività imprenditoriale. Come FTAF, ci siamo sempre battuti per il principio di restringere l’utilizzo della patente ad un’unica attività e quindi condividiamo l’impostazione della revisione LFid.”

Con riferimento alla formazione continua della professione fiduciaria la FTAF in collaborazione con il CSVN ha dato vita all’IFPF (Istituto della Formazione delle Professioni Fiduciarie) che offre eventi formativi per la professione di fiduciario, conferendo crediti formativi. Lei ritiene che, nel contesto dei cambiamenti regolamentari in corso, possa essere auspicabile l’introduzione dell’obbligatorietà della formazione continua?

“FTAF ritiene che il ricorso alla formazione continua costituisca un requisito irrinunciabile su cui basare il futuro del settore fiduciario. Di conseguenza, la Federazione si è fatta parte attiva nel sostenerne l’obbligatorietà nei confronti del Consiglio di Stato in sede di consultazione sul Messaggio, così come in sede delle audizioni commissionali. Ancora non sappiamo quale sarà il risultato finale su questo tema. Resta fermo l’impegno delle singole Associazioni che compongono FTAF a erogare formazione di qualità, rendendo di fatto la formazione un obbligo per i propri aderenti.”

Quali ulteriori evoluzioni prevede possano verificarsi all’interno della categoria dei fiduciari?

“Grazie a professionalità, imprenditorialità e capacità di adeguarsi al nuovo, il settore fiduciario ticinese ha dimostrato di saper affrontare e vincere le sfide. Ha potuto così superare la crisi del 2008; ha saputo adeguare i propri modelli organizzativi allo scambio automatico di informazioni e ai nuovi standard di compliance. Lo ha fatto aumentando il numero degli iscritti all’Albo e mantenendo stabile l’occupazione in tempi non facili, a sostegno dei propri collaboratori e delle loro famiglie. Le evoluzioni dell’era post pandemica deriveranno non tanto dalla regolamentazione del settore, quanto dalle modalità con cui sapremo adeguare i nostri modelli di business alle sfide che oggi si aprono all’economia ticinese: evitare un secondo lockdown, porre le condizioni per l’auspicata ripresa economica del 2021, partecipare al processo di trasformazione digitale del settore finanziario allargato. Per noi fiduciari ne consegue una costante ricerca di efficienza e di professionalità: di qui la conferma della valenza strategica dei nostri programmi di formazione continua.”

Il CSVN i propone dal 3 Settembre 2020 un percorso formativo di 36 ore completo e approfondito sugli argomenti di diritto elvetico che interessano maggiormente l’attività del fiduciario: “Il diritto nell’esercizio dell’attività fiduciaria in Svizzera”.

Il Risk Management ai tempi del Coronavirus

Nicola Carcano:

“L’aspetto più complesso, ma anche più stimolante, della gestione di un portafoglio, e in particolare delle attività rivolte a diversificarne i rischi, è la continua novità delle situazioni di mercato a cui si è sottoposti. Nessuna crisi si presenta uguale a quelle che l’hanno preceduta e tecniche di gestione che hanno funzionato bene in un caso possono non funzionare affatto in un altro caso.

La caduta verticale dei mercati fra il 19 febbraio e il 23 marzo del 2020 ha pochi precedenti non tanto per la sua entità quanto per la sua rapidità: in poco più di un mese siamo passati da livelli record ad un bear market piuttosto accentuato. Vale pertanto la pena di interrogarci su quali tecniche di diversificazione del rischio di portafoglio abbiano finora funzionato anche in circostanze così stressanti, sebbene la crisi legata al Coronavirus non sia ancora terminata e sia suscettibile di ulteriori sviluppi.

Le nostre considerazioni si basano sulla Figura 1, che illustra le performance ottenute dalle principali asset class fra il 19 febbraio e il 23 marzo del 2020. La prima considerazione da fare si riferisce alla più antica e classica delle strategie di diversificazione, ossia quella basata sulle obbligazioni governative: in un contesto di flight-to-quality ci si aspetta che la sicurezza offerta da governi solidi si traduca in performance positive che possano almeno parzialmente compensare le perdite degli investimenti azionari. I numeri riportati nella Figura 1 ci dicono che questo è effettivamente successo per le obbligazioni del Tesoro USA, ma non per quelle tedesche. La spiegazione di questa discrepanza pare chiara: la relativa normalizzazione dei tassi USA ha concesso alla FED un po’ di spazio di manovra per tagliare i tassi a breve e le aspettative dei tassi a lunga mentre ciò non è stato possibile per la BCE: il 23 marzo l’Euribor a 3 mesi era addirittura più alto rispetto al 19 febbraio. Ciò offre un ottimo esempio di come i più rodati approcci di diversificazione dei rischi smettano di funzionare in un prolungato contesto di tassi negativi. Diverso il caso dell’oro che, anche se nel periodo in esame è stato oggetto di alcune prese di beneficio, in realtà risulta tuttora uno dei migliori investimenti da inizio anno, mantenendo fede al suo carattere protettivo nei momenti di panico.

Figura 1

Una seconda osservazione collegata alla prima riguarda il cattivo risultato anche dei corporate bond di migliore qualità in Euro, che hanno perso l’8% nel periodo considerato. Come termine di confronto ricordo che indici simili avevano perso il 7% fra agosto e ottobre del 2008 in un contesto di totale collasso del sistema finanziario mondiale che aveva portato molte delle maggiori banche del pianeta in bancarotta o quasi (un fenomeno che finora non si è assolutamente prefigurato). Di nuovo, la responsabilità maggiore di questo cattivo risultato pare essere dei tassi d’interesse negativi o molto bassi: in passato la forza dei corporate bond era quella di essere degli investimenti “auto-proteggenti”, nel senso che il loro rendimento è la somma di due componenti – il tasso risk-free e lo spread di credito – che erano correlati negativamente. Questo implicava che quando lo spread saliva in momenti di mercato difficili il tasso risk-free scendeva e ciò stabilizzava rendimenti e prezzi. Ma quando i tassi risk-free non possono scendere il meccanismo non funziona più e queste obbligazioni scendono marcatamente.

Infine, si deve evidenziare la poca differenza di performance fra obbligazioni corporate a corto termine ed a medio-lungo termine. La Figura 1 evidenzia questo fenomeno per il segmento high-yield: le obbligazioni “Short Duration” hanno perso circa il 18% mentre quelle medio-lunghe il 22%. Ora, tenendo presente che le prime hanno una sensibilità al tasso di meno della metà delle seconde, ciò implica che il loro rendimento a scadenza è aumentato di quasi il doppio! Questo è un evento anomalo anche rispetto alle due più recenti ondate di panico del dicembre 2018 e del periodo fra la fine del 2015 e l’inizio del 2016; in entrambi i casi le obbligazioni “Short Duration” persero circa la metà di quelle a medio-lungo termine. Oggi il mercato vede rischi proprio nel breve termine, ossia nei mesi immediatamente successivi all’epidemia, il che può giustificare parzialmente questa anomalia. A mio parere però la dimensione raggiunta dagli spread di numerose obbligazioni di alta qualità e breve termine rivela piuttosto un venir meno della liquidità di mercato che ha spinto lo spread fra bid e ask a raggiungere livelli record. Un fenomeno simile si era verificato già durante la crisi del 2008-2009. Nel caso odierno esso è stato inizialmente esacerbato dall’emergenza sanitaria che ha limitato le possibili attività di molti operatori. Nelle ultime settimane però questo fenomeno pare essersi decisamente affievolito (mentre nel 2008-2009 fu visibile per diversi mesi).

Le più rilevanti conclusioni di questa breve analisi sono due. La prima di esse è che la attuale fase di trappola della liquidità e tassi negativi rende meno efficaci le tradizionali tecniche di diversificazione dei portafogli in Europa. Possibili contromisure a questo stato di cose sono il ricorso a investimenti in regioni che non si trovano in queste stesse condizioni economiche e/o l’uso di strumenti derivati di protezione dei portafogli. La seconda conclusione è che gli investitori obbligazionari si trovano ancora molto esposti ad un rischio che definiremmo di “valutazione”. Ricordo che un bond contenuto in un portafoglio o in un fondo viene valutato al bid. Facendo un’ipotesi un po’ paradossale a scopo illustrativo, supponiamo che lo spread fra bid e ask si allarghi molto, ma la media dei due non cambi. Le posizioni in questione (valutate al bid) esibiranno delle perdite anche se in realtà il loro valore economico (valutato al mid) non è mutato. Fino a che punto un gestore attento ai rischi di mercato deve preoccuparsi anche di questo tipo di rischio? La risposta a questa domanda è tutt’altro che banale e dipende dagli obiettivi prioritari del gestore; lascio pertanto questo interrogativo aperto alla riflessione dei lettori!”

Ma se è vero che nessuna crisi si presenta uguale a quelle che l’hanno preceduta, quali sono le fonti di possibili rischi per chi opera in ambito finanziario?

Helen Tschümpelin Moggi:

“Per chi opera in ambito finanziario non sono importanti soltanto i rischi di mercato o i rischi di credito, che possono essere quantificati in base ai dati storici e per questo vengono definiti anche “rischi noti” (known risks). Per le imprese in generale e quindi anche le istituzioni finanziarie sono rilevanti anche altre due categorie di rischio: i “rischi ignoti” (unknown risks) e i “rischi irriconoscibili” (unknowable risks).

I rischi ignoti sono quelli in cui è noto l’evento che potrebbe causare una perdita; nel caso di questa tipologia di rischio tuttavia non può essere stimata facilmente la probabilità che l’evento si verifichi. Esempi di rischi ignoti, che possono causare perdite di notevole entità, sono identificabili in molti rischi operativi come ad esempio la probabilità che un trader eluda i controlli ed i limiti fissati a livello di sistemi informatici oppure la probabilità di un esito sfavorevole di una causa legale importante. Il rischio di una pandemia, come quella attualmente in corso, può essere inclusa in questa categoria.

I rischi irriconoscibili sono quelli in cui non è noto neppure l’evento che potrebbe causare la perdita. Sono quelli che il noto matematico e saggista Nassim Nicholas Taleb chiama i “cigni neri”, eventi imprevedibili e inattesi che travolgono tutto e tutti, cambiando la storia. Quest’ultimi sono spesso i più insidiosi perché rappresentano una vera sorpresa e possono portare a perdite ingenti. Chi ad esempio avrebbe potuto prevedere l’invenzione di internet e l’impatto che avrebbe avuto su alcuni settori economici? Chi può prevedere le innovazioni che nei prossimi venti o trent’anni porteranno a grandi transizioni per l’umanità?”

Come si possono gestire i rischi ignoti e i rischi irriconoscibili?

Helen Tschümperlin Moggi:

“In generale si può dire che aiuta molto rimanere flessibili. La flessibilità aumenta con un grado di indebitamento e di costi fissi non troppo eccessivo. Anche una buona diversificazione, sia a livello di mercati che di prodotti, aiuta in questo senso. È importante avere una corretta “cultura del rischio” che non può essere delegata unicamente ad alcune figure specialistiche all’interno dell’azienda. Fondamentale è anche avere una visione complessiva dell’attività aziendale e cercare di ragionare al di fuori degli schemi per immaginare cosa non potrebbe andare per il verso giusto.”

In questo contesto e per fornire un concreto supporto soprattutto alle società di gestione patrimoniale della piazza, il Centro Studi Villa Negroni (CSVN) propone un percorso formativo rivolto primariamente a risk manager attivi nell’asset management nella gestione di fondi comuni d’investimento o nell’ambito di mandati conferiti da investitori terzi. Il percorso formativo “Risk Management nella gestione patrimoniale” (Figura 2) si compone di sei moduli, per un totale di 72 ore accademiche, frequentabili singolarmente. Il primo modulo “Statistica applicata alla finanza” si contraddistingue per una didattica blended learning. Moduli scelti sono riconosciuti quali formazioni accreditate da VSV / ASG.

Figura 2

Le società svizzere. La gestione dell’economia svizzera

(Pubbliredazionale Ticino Economico, Giugno, 2020)

Le società in Svizzera costituiscono una parte indispensabile del tessuto economico, attraverso il quale si sviluppano lavoro e investimenti. Il diritto svizzero conosce diverse tipologie di società, ciascuna con caratteristiche precise che variano dalla struttura ai vari ruoli e relative responsabilità, fino agli aspetti fiscali e contabili. 

L’ufficio federale di statistica, nell’ultimo rapporto disponibile, risalente al 2017,  fornisce dati interessanti riguardanti non le società in quanto tali ma, attraverso la statistica strutturale delle imprese “Statent”, si apprende che le imprese commerciali sono 606’090 (+ 0.7% rispetto al 2016), di cui la grande maggioranza (461’932) attive nel terziario; 588’623 sono piccole e medie imprese (società con meno di 250 dipendenti) e rappresentano più di due terzi di tutti i posti di lavoro in Svizzera. 

Si può dunque affermare che le grandi società svizzere siano certamente le più famose, ma il tessuto economico è costituito soprattutto da PMI. Esse presentano problematiche organizzative, gestionali e commerciali che, anziché essere gestite da specialisti per ogni singola funzione, spesso sono affrontate da poche persone con una pluralità di mansioni. 

Queste imprese, sovente, sono gestite dal loro fondatore, normalmente in età avanzata; caratteristica non secondaria per l’intermediario finanziario, il quale, grazie ad una conoscenza tecnico giuridica di queste realtà, è in grado di produrre consulenze costruttive anche in ambito successorio. 

In questi termini, emerge tutta l’importanza, per un consulente, di possedere conoscenze approfondite del mondo aziendale svizzero, che devono comprendere la conoscenza dei principi che reggono il diritto societario svizzero i quali, una volta acquisiti tramite una formazione adeguata, ne costituiscono un patrimonio indispensabile, allo scopo di fornire un servizio trasversale, completo e qualificato.

Inoltre la conoscenza della normativa, non solo garantisce una corretta amministrazione del veicolo societario, ma permette anche di sfruttare le possibilità previste dall’ordinamento, soprattutto quando ci si trova coinvolti in operazioni societarie straordinarie, come un risanamento, una riorganizzazione o la conclusione di un’alleanza strategica, sia nella forma della joint venture sia in quella della fusione.

Oltre alla fase di “piena vitalità”, una società potrebbe affrontare periodi difficili, come quello attuale, che possono portare a un ridimensionamento oppure anche al fallimento. Questa consapevolezza costituisce un momento delicato e, sicuramente, da saper gestire, per l’intermediario finanziario. Nel confrontarsi con una società in difficoltà finanziarie è senz’altro opportuno conoscere in anticipo le procedure esecutive, oltre che analizzare i dati che possono far dedurre il prossimo stato di difficoltà finanziaria, al fine di contenerne gli effetti. 

L’ultimo rapporto dell’Ufficio federale di statistica riporta che, nel 2019, sono state aperte 13’480 procedure di fallimento nei confronti di società e persone ai sensi della LEF, mentre le perdite finanziarie derivanti da procedure di liquidazione ordinarie e sommarie è stato di 2,3 miliardi di CHF.

Il Centro Studi Villa Negroni propone il Diploma di approfondimento “Le società in Svizzera: aspetti normativi, contabili e fiscali”, in cui vengono presentate le conoscenze indispensabili per il professionista con clientela aziendale che voglia fornire un servizio trasversale, completo e qualificato.

Professione compliance sotto processo

Una recente decisione del Tribunale federale, non destinata alla pubblicazione, smentisce il Tribunale amministrativo e conferma una decisione della FINMA, l’autorità di vigilanza sui mercati finanziari, che aveva pronunciato nel 2016 un divieto biennale di esercizio della professione nei confronti di un General Counsel di una banca di Zurigo. Alla base della decisione, la mancata comunicazione da parte della Banca all’Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro MROS, di un sospetto fondato di riciclaggio nell’ambito dell’affare dei fondi sovrani malaysiani 1 MDB.

Il professionista dirigeva il dipartimento Legale e Compliance della banca, senza
essere membro della Direzione generale. Stando alle direttive interne, la responsabilità per la messa in atto del dispositivo antiriciclaggio spettava alla Direzione generale, che si avvaleva del supporto del presidio compliance nella sua qualità di servizio di lotta contro il riciclaggio di denaro. La comunicazione di un sospetto di riciclaggio di denaro spettava al suddetto presidio, ma prevedeva l’avallo da parte della Direzione. Non si evince dai fatti chi concretamente dovesse prendere la decisione di comunicare tale sospetto.

Nel 2013, il presidente del Consiglio di amministrazione della banca introduceva alcuni clienti a una consulente alla clientela operativa a Zurigo, per l’apertura di diverse relazioni d’affari presso la succursale della banca a Singapore. Al momento dell’introduzione in banca, è stata esplicitata l’attività di tipo commerciale dei clienti in relazione a una Joint Venture tra il Fondo 1MDB e la società d’investimenti proprietaria della banca. Le relazioni d’affari aperte a Singapore, ma gestite da Zurigo, sono state categorizzate come a rischio superiore.

Nel primo trimestre dello stesso anno sui conti in questione sono state effettuate delle transazioni sospette per importi corrispondenti a 2,5 miliardi di USD, parzialmente giustificate dallo stesso Presidente del consiglio di amministrazione della Banca. Il General Counsel insospettito dalle transazioni, si è attivato e ha avviato degli accertamenti, che non hanno però dato risultati risolutivi neppure in seguito ai contatti intercorsi con la succursale di Singapore. Al contrario, su pressione del management della banca le transazioni sarebbero state eseguite rapidamente. Ulteriori transazioni dubbiose, i cui accertamenti sarebbero rimasti senza conseguenze, avrebbero dato adito all’intervento dell’autorità di vigilanza di Singapore (MAS) che ha evidenziato la mancata diligenza con riferimento alla relazione d’affari in questione. In Svizzera, la banca dal canto suo non ha trasmesso all’Ufficio competente una comunicazione di sospetto di riciclaggio.

In un comunicato stampa del 13 ottobre 2016, la FINMA constatava gravi violazioni alla normativa antiriciclaggio da parte della Banca e, un anno dopo, pronunciava il divieto di esercizio delle attività nei confronti del General Counsel. Assodata la competenza dei tribunali svizzeri sulle attività di gestione dei conti di Singapore da Zurigo, il tribunale federale quale istanza di ricorso ha imputato direttamente al General Counsel, nella sua qualità di capo della divisione compliance, la mancata proposta alla Direzione di effettuare la comunicazione di sospetto. Malgrado la competenza decisionale in merito non spettasse (solo) a lui e malgrado il coinvolgimento della direzione generale e del Presidente del Consiglio siano stati considerati dai giudici una lacuna organizzativa della Banca, gli stessi hanno ritenuto imprescindibile il dovere di adottare una attitudine irreprensibile da parte del General Counsel, indipendentemente dalle pressioni della gerarchia.

Questa sentenza esemplare, evoca riflessioni di natura diversa. La decisione evidenzia come la figura professionale del Compliance Officer richieda, oltre alle competenze tecniche, anche una forte personalità arricchita da competenze emotive e sociali, che gli consentano di fare fronte a pressioni come quelle enunciate. In caso contrario, la sua carriera professionale rischia di essere messa seriamente in discussione con conseguenze tragiche anche sulla sua vita privata. Per loro si impone una solida formazione.

Sicurezza in tempi difficili

Sembra un sogno eppure, per quanto incredibile, è la realtà e questa volta non accade solo agli altri, come siamo abituati a pensare, ma ci coinvolge tutti direttamente: ristoranti, negozi e scuole sono chiusi, ovunque è stato introdotto l’home office, le grandi città sono deserte, numerosi  paesi  hanno chiuso i confini e i rischi , purtroppo non più solo tali, per l’economia sono già sul tavolo di tutti i governi. Lo stato di emergenza vige in ogni parte del mondo, anche in Svizzera. Il Ticino è stato colpito per primo dal virus. Un 70enne ticinese ha contratto il nuovo virus in Nord Italia. Quante sono attualmente le persone contagiate? Le cifre ufficiali forniscono delle indicazioni, ma la verità è che non lo sappiamo con precisione, il dato reale è decisamente più elevato e continua ad aumentare anche dopo il raggiungimento del picco.

Improvvisamente mettiamo in discussione cose che in tempi normali sono ritenute scontate. La solidarietà richiesta a tutti noi determina enormi limitazioni della libertà personale. Di questi tempi, le decisioni individuali hanno più che mai importanza sia sul piano sociale sia sanitario. Possiamo infatti evitare un collasso della nostra vita quotidiana e del nostro sistema sanitario solo adottando un comportamento solidale, nell’interesse del bene comune. In Ticino il medico cantonale, il personale sanitario e il Consiglio di Stato, in collaborazione con lo Stato Maggiore e tutta l’amministrazione, svolgono un lavoro straordinario fin dal primo giorno dell’emergenza. Anche tra gli ospedali che accolgono i pazienti Covid-19, siano essi pubblici o privati, sussiste una stretta collaborazione. Attualmente i medici, il personale infermieristico, i farmacisti e le innumerevoli persone che lavorano nel settore sanitario sono chiamati a dare il massimo. Insieme assolveranno questo compito titanico. Le straordinarie prestazioni dimostrano una volta di più che abbiamo un sistema sanitario di prim’ordine e che siamo in buone mani, e di questo possiamo essere grati. Come si sa, la qualità ha il suo prezzo e molti, anche in considerazione della precaria situazione economica, si chiedono quali conseguenze finanziare avrà la pandemia sui premi.

Noi tutti, sani o malati, ricchi o poveri, giovani o anziani, diamo il nostro contributo pagando i nostri premi. Il nostro sistema sanitario è finanziato in maniera solidale. Una parte dei premi confluisce nelle riserve, che sono destinate a coprire i costi legati a eventi rari e imprevedibili. La pandemia SARS-Cov-2 che stiamo vivendo oggi è proprio un evento di questo genere. Tutte le prestazioni mediche aggiuntive e di cui devono farsi carico già oggi gli assicuratori malattia (le cosiddette prestazioni obbligatorie) sono finanziate in questo modo. A essere coperte sono anche le nuove prestazioni che, dichiarate prestazioni obbligatorie dal Consiglio federale, vanno ad aggiungersi nel corso della pandemia. Tra queste rientra il test diagnostico per SARS-Cov-2, che il 4 marzo è stato dichiarato prestazione obbligatoria e di conseguenza è a carico dell’assicurazione malattia. Lo stesso deve ancora essere deciso per il test sierologico per gli anticorpi. Questo meccanismo è uno dei pilastri del nostro sistema di assistenza sanitaria. Se dovessero aggiungersi altre prestazioni mediche, anch’esse verranno finanziate dagli assicuratori malattia. Grazie alle riserve, siamo dunque ben preparati per sostenere elevati costi sanitari imprevisti.

Non sappiamo quanto costerà l’attuale pandemia al nostro sistema sanitario, ma fortunatamente al momento tutti gli assicuratori malattia svizzeri dispongono insieme di riserve sufficienti. Nella situazione attuale non dobbiamo dunque preoccuparci delle conseguenze finanziarie, ma sperare di riuscire presto a controllare la pandemia e a superare l’emergenza tutelando la popolazione. In particolare ora serve continuare su questa strada anche se tutto risulta più faticoso.  Il futuro del nostro Cantone passa anche dalla fiducia nelle autorità e nelle persone che stanno cercando le soluzioni più opportune sia dal punto di vista sanitario sia economico. Il Ticino con tutta la sua popolazione si è dimostrato maturo e solidale dando un esempio a tutta la Svizzera della nostra vera forza. Il Ticino dei boccalini e delle zoccolette ha provato che di noi ci si può fidare e la fiducia, ora, è l’arma in più per uscire da questo momento difficilissimo.  Vinceremo la pandemia e la sfida economica con la solidarietà e la pazienza di tutti e la lungimiranza di molti. Un atto decisivo per poi unire i nostri sforzi per lasciarci alle spalle questi tempi difficili e ripartire tutti assieme verso un nuovo futuro positivo.

Leadership in tempo di crisi: quo vadis?

La pandemia mondiale da Coronavirus irrompe nelle nostre vite come un significativo promemoria di incertezza e vulnerabilità. Un’epidemia di questa portata e caratterizzata da imprevedibilità, impone ai leader, che hanno la responsabilità di rispondere ai propri stakeholders, di intraprendere un processo di riflessione e messa in discussione del proprio modello di leadership.

Una situazione di emergenza che, in pochi mesi, riesce a sconvolgere il mondo rivoluzionandone usi, priorità, valori e logiche, non può che essere portatrice massiva di incertezza e smarrimento. Questo per un leader può tradursi in disorientamento e mancanza di controllo, accrescendo la pressione che, per natura stessa del ruolo che ricopre, già percepisce, essendo chiamato a prendere decisioni determinanti. Se in questo scenario in rapida evoluzione non esiste una via facile, al leader è comunque posta l’inevitabile questione di decidere quale strada intraprendere. La sua risposta è dunque cruciale, dovendo essere appropriata non solo in termini di attuabilità, sostenibilità ed efficacia, ma anche per capacità di rassicurare e motivare gli attori coinvolti nella reazione.

Di fronte ad una crisi del tutto eccezionale, i dettami di manuali o le misure pianificate per circostanze di urgenza ordinaria devono essere integrati da principi, comportamenti e concezioni propri di una forma mentis reattiva e flessibile. In quest’ottica, si impone un modello di conduzione nuovo, che si distanzi dall’individualismo ma che sappia valorizzare l’individuo, che abbandoni paradigmi dualistici quali positivo/negativo, giusto/sbagliato, torto/ragione, io/gli altri. Ne abbiamo parlato con Gerardo Segat, protagonista al Centro Studi il 10 giugno di un webinar sul tema.

Per Gerardo Segat, imprenditore ticinese, coach internazionale, autore e relatore presso la London School of Economics e membro del comitato direttivo italiano di YPO (organizzazione mondiale di leader e CEO), il mondo oggi ha bisogno di leader che si qualifichino come individui straordinari. Di persone per cui l’essere leader significa connettersi all’essere umano attraverso la propria stessa umanità. La consapevolezza di sé caratterizza il decision maker e tutti i suoi decision taker.

Segat intravvede in tre forze trainanti della leadership la leva per favorire la necessaria connessione: eccellenza, autenticità e scopo. Rispondere con perseveranza alle tre forze, porta il leader a spingersi continuamente oltre, per raggiungere l’eccellenza distintiva nei dettagli professionali e a mutare i difetti in pregi. L’autenticità profonda nella sfera delle emozioni e delle fragilità e l’essere animati da uno scopo altruistico rivolto al prossimo (diverso dal benefico), coinvolge, catalizza e dà il senso vero alla sua leadership. Più il leader risponde, più è connesso. Più è connesso, più il grande e il significativo accadono, in lui e attorno a lui.

Alla domanda a sapere quali abilità e capacità deve sviluppare il leader per rispondere al meglio alle forze trainanti della leadership, Segat accenna al “Modello” delle quattro “c”. La “c” di c-level non sta solo per chief, capo, ma allude anche alla consapevolezza, alla creatività, curiosità e allo spirito collaborativo. A queste affianca l’abilità di cavalcare (e non difendersi da) l’incertezza e l’acutezza di mente nel notare opportunità e positività, anche dove sembrano non esserci o, addirittura, pare assurdo ci siano. Queste abilità presuppongono capacità di immedesimazione e partecipazione empatica, poggiano su un’apertura alla resilienza e una buona comunicazione interpersonale.

Per favorire la crescita attuale e futura di questi leader, come per qualunque professione o vocazione, la formazione, secondo Segat, costituisce un buon punto di partenza. Poco importa quale sia il bagaglio formativo di base: la formazione dovrà essere dedicata e continua, includere esperienze internazionali, di eccellenza, incentrata sulle abilità più che sulle nozioni. Questi fattori forniranno competenze trasversali nei diversi ambiti, spesso ignorati, della leadership: al business affiancherà anche politica, scuola, salute, religione, famiglia, cultura, sport, arti, servizi pubblici, coaching, media, ecc. Si profila come una scuola di leadership, che faccia crescere leader esemplari, di alto livello, capaci di essere (e non fare il) leader e che ne alleni il fisico, la mente e il cuore.

Contesto fiscale odierno: opportunità

L ’evoluzione del contesto giuridico-economico internazionale ha reso essenziale l’adeguamento del sistema fiscale nazionale tramite il Progetto «Riforma fiscale e finanziamento dell’AVS (RFFA)» (accolto il 19.05.19 e a regime nel 2025) che mira a coordinare la normativa fiscale interna con il sistema internazionale: abrogazione delle norme applicabili alle società con statuto speciale cantonale, introduzione di norme speciali per promozione di attività di ricerca e sviluppo e misure adottate nel modello Patent box rispondono a quanto disposto dall’OCSE.

Che ruolo ha il consulente in un contesto di mutamenti e pressioni internazionali e nazionali? Anzitutto nell’ambito fiscale, dove la competitività influisce sul benessere del territorio di riferimento. La consulenza fiscale, oggi, presume padronanza del vasto quadro normativo di riferimento permettendo il ricorso a strumenti che, giuridicamente, assumono forme e peculiarità il cui coordinamento implica un’impegnativa interpretazione e dove il professionista può svolgere un ruolo decisivo di creatore di nuove opportunità di business.

Il CSVN organizza la X edizione di un percorso dedicato alla fiscalità svizzera, il cui programma aggiornato risponde a esigenze professionali attuali; indirizzato a figure professionali del settore fiduciario, ma anche bancario e legale; un corso qualificante, in un settore perno per lo sviluppo economico, che garantisce l’esercizio dell’attività professionale in modo competitivo.

La nuova frontiera della sponsorizzazione: opportunità digitali al servizio delle aziende

C’è chi si è visto costretto a rivedere il proprio posizionamento strategico, chi ha dovuto inventare nuove modalità di erogazione dei propri servizi, chi, ancora, cerca nuovi punti di contatto con il proprio mercato di riferimento. In questo recente, fragile, ecosistema, le imprese che meglio vi si destreggiano, seppur facendo fronte ad innumerevoli sfide, sono anche quelle che dimostrano vicinanza e assidua presenza al fianco dei clienti.

Nel ventaglio di strumenti a disposizione delle aziende, una soluzione tra tutte pare acquistare una rinnovata validità in questo periodo delicato: ricorrere alla sponsorizzazione di eventi può essere a tutti gli effetti un modo diretto ed efficace per interagire con il proprio mercato target, creando nuovi importanti legami o rafforzando quelli già esistenti.

Prendendo in prestito le parole di Beat Weidmann, Head of Distribution Channels & Sponsoring di Cornèrcard si evidenzia l’importanza di questo mezzo: “La sponsorizzazione è anche un canale che consente di raggiungere un elevato numero di persone che in altro modo forse non si riuscirebbe a raggiungere, di ampliare la rete di contatti aziendale e creare opportunità di collaborazione con nuovi potenziali clienti”.

Se, dunque, offrire servizi e contenuti di qualità attraverso un evento sponsorizzato è un sistema certamente proficuo per comunicare con il pubblico desiderato, come è possibile farlo durante una pandemia globale che ci costringe al distanziamento sociale?  È la tecnologia, ancora una volta, a venire in nostro soccorso, offrendoci opportunità straordinarie per colmare le distanze fisiche che ci separano.

Il Centro Studi Villa Negroni dopo anni di attività nella consulenza e ideazione di eventi sponsorizzati vis à vis, mette a disposizione la sua competenza e professionalità proponendosi come partner ideale per l’organizzazione di eventi anche online.

Garantendo costante assistenza, un supporto tecnico qualificato e assicurando la migliore gestione e protezione dei dati, il CSVN affianca le aziende nella messa a punto di eventi online ad hoc, della durata flessibile dalle 2 alle 4 ore. 

Sicuro di riuscire a creare una perfetta sinergia con le controparti, il CSVN continuerà ad impegnarsi nell’analisi a tutto tondo delle esigenze dei clienti, offrendo loro l’opportunità di  scegliere le migliori tematiche e  sviluppare un programma e un piano promozionale, attraverso canali mirati ai target di riferimento, appositi per l’evento. Tra i servizi dedicati, le aziende potranno scegliere le soluzioni di loro interesse e, con il nostro aiuto, predisporre l’evento nei minimi dettagli, affinché soddisfi a pieno ogni loro esigenza. 

In questo momento di grave crisi, reagire prontamente può davvero fare la differenza nel porre e consolidare le basi del proprio successo attuale e futuro.

Eventi sponsorizzati

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