Economia digitale: un campanello d’allarme per gli assetti della fiscalità internazionale

Le modifiche fiscali che dovranno essere implementate quali conseguenze della digitalizzazione dell’economia rappresentano uno degli ambiti su cui si focalizzerà maggiormente l’attenzione delle politiche fiscali a livello mondiale, comportando la definizione di nuovi assetti della fiscalità internazionale, così come affermato nel passaggio del sopracitato documento, dove si specifica che “Digitalisation has a wide range of implications for taxation, impacting tax policy and tax administration at both the domestic and international level, offering new tools and introducing new challenges. As a result, the tax policy implications of digitalisation have been at the centre of the recent global debate over whether or not the international tax rules continue to be “fit for purpose” in an increasingly changing environment”.

Il processo di trasformazione digitale non solo del business, bensì anche della nostra vita sociale rispetto alla quale un sicuro effetto lo sta producendo anche il dramma che stiamo vivendo in questi giorni a causa della pandemia di COVID – 19, con l’importante ricorso (e, in alcuni casi, la “scoperta”) alle tecnologie informatiche di massa, pilastro dell’economia digitale, accelera il fenomeno della globalizzazione, concetto probabilmente da reinterpretare, dell’internazionalizzazione del business, delle transazioni e della mobilità di persone e capitali.

Da un punto di vista squisitamente fiscale, la problematica dell’imposizione delle imprese digitali sta occupando i dibattiti a livello di OCSE, G20 e Unione Europea da diversi anni. La difficoltà di addivenire a una soluzione comune e condivisa non è, evidentemente, solo di carattere concettuale o scientifica.

Cosa si intende per “impresa digitale”? non solo le Big Tech. Tecnicamente potrebbe trattarsi anche semplicemente di un’impresa che ha un sito web, la quale assume una dimensione “globale” nel momento in cui lo sviluppo digitale le permette di vendere in mercati diversi da quello in cui ha la sede. Da un punto di vista fiscale, si tratta di un’impresa che opera come soggetto non residente secondo i classici criteri con cui viene determinata la residenza fiscale in un Paese, ponendo in essere attività non rispondenti ai requisiti affinché possa essere riconosciuta la sussistenza di una stabile organizzazione trasferendo, così, i guadagni in giurisdizioni dove i regimi fiscali sono meno onerosi.

Un altro aspetto cruciale è rappresentato dal fatto che l’attività dell’impresa digitale è perlopiù riconducibile a beni immateriali, i cd. intangibles, i quali, per loro natura, sono mobili.

La dematerializzazione dell’industria digitale permette, quindi, di evitare la “presenza” tale da comportare un assoggettamento ad imposizione nel Paese in cui l’impresa stessa è attiva: la suddivisione delle funzioni, degli assets e dei rischi in più giurisdizioni ne rappresentano la causa e la giustificazione, accentuando quelle caratteristiche di “divisione” che già si erano manifestate con l’internazionalizzazione del lavoro.

Si percepisce ancor di più l’importanza economica che riveste tale problematica se si pensa al fatto che gli intangibles, i dati e il loro uso massivo in primis (comportando radicali cambiamenti nel modo di produrre oggetti e materiali, analizzare fenomeni e offrire servizi), sono, oggi, dei veri e propri assets strategici, altamente remunerativi.

Secondo alcuni dati della Commissione Europea, negli ultimi anni la crescita media annua dei ricavi delle principali imprese digitali è stata del 14% circa; del 3% per le società del settore informatico e delle telecomunicazioni e dello 0,2% per le altre multinazionali. Quasi un terzo dell’aumento della produzione industriale complessiva nel continente europeo è imputabile alla diffusione delle tecnologie digitali.

Le iniziative dell’OCSE sono culminate in una proposta, del mese di ottobre 2019, aventi lo scopo di promuovere il negoziato sulla tassazione delle multinazionali, in particolare quelle che operano nel settore digitale, il cui obiettivo è stabilire la tassazione di tali imprese nelle giurisdizioni in cui svolgono attività significative rispetto ai consumatori e in cui, pertanto, generano profitti.

Le iniziative dell’UE si sono, per il momento, realizzate nella proposta di due Direttive, una che prevede una normativa affinché gli utili vengano tassati dove le imprese hanno una forte interazione con gli utenti attraverso canali digitali; l’altra relativa a un sistema comune d’imposta (temporaneo, finché non viene attuata una soluzione strutturale a lungo termine) sui servizi digitali applicabile ai ricavi derivanti dalla fornitura di alcuni di essi.

Le iniziative sin qui accennate sono attualmente oggetto di discussioni e negoziati.

Sembra tuttavia certo che, se non si superano i tradizionali concetti, strumenti e criteri sui quali si è sviluppato, molto velocemente, il diritto tributario internazionale, difficilmente si perverrà a una soluzione condivisa. Per questa ragione, nei prossimi anni si delineeranno nuovi assetti di fiscalità internazionale, i quali, a loro volta, modificheranno le linee di business a livello globale.

Per comprendere i fenomeni che stanno alla base di questi cambiamenti, il CSVN propone il percorso “Tax Compliance Internazionale”, giunto alla settima edizione e puntualmente aggiornato alla luce delle più recenti modifiche che intervengono in modo incalzante e continuativo.

Formazione continua: un requisito indispensabile per affrontare le sfide attuali e future

I professionisti responsabili sanno bene quanto sia importante restare al passo con l’evoluzione normativa, economica, digitale e disporre delle conoscenze e competenze per rispondere al meglio alle più puntuali e complesse richieste dei clienti.

In ambito contabile non basta più fornire un sempre apprezzato servizio di tenuta della contabilità e allestimento del conto annuale, ma viene maggiormente richiesto da imprenditori e da piccole e medie imprese (PMI) supporto in ambito di budgeting, analisi di bilancio, allestimento di business plan fino alla valutazione dell’azienda.

Altri temi rilevanti per i quali vengono ulteriormente sollecitati i fiduciari sono la gestione dei rischi aziendali, la compliance e il controllo interno, elementi questi che stanno alla base di una buona governance aziendale.
Oltre a ciò le nuove tecnologie, digitalizzazione in primis, comportano l’aggiornamento ed efficientamento dei processi aziendali non solo presso i clienti ma anche presso le fiduciarie stesse. Sempre più si parla di tenuta della contabilità automatizzata grazie alla scansione di fatture, ricevute e avvisi bancari. I software contabili e gestionali diventano ancor più performanti e sostituiscono il personale nello svolgimento dei lavori ripetitivi. Al fiduciario vengono richieste competenze maggiori che diano un valore aggiunto a imprenditori e PMI. Da semplice contabile a CFO esternalizzato che dia un valido supporto nella gestione dell’azienda.

Come non citare poi i cosiddetti nuovi “business model” trainati dalle nuove tecnologie tra cui la blockchain? Come contabilizzare un’Initial Coin Offering (ICO)? Come trattarlo da un punto di vista fiscale? Come valutare le criptovalute in portafoglio? Tutte domande alle quali il fiduciario di oggi deve sapere rispondere evidentemente, senza entrare troppo nei dettagli, vi sono altri temi rilevanti in ambito fiscale, come la Legge federale concernente la riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS (RFFA) o in ambito normativo (ad esempio la Legge sugli istituti finanziari e la Legge sui servizi finanziari), tanto per citarne alcuni. Anche questi con evidenti e importanti impatti sulle aziende e, di riflesso, sulle attività dei fiduciari.

Tutti questi cambiamenti che effetto hanno sulla revisione? Anche i revisori, come i fiduciari, dovranno adattare i loro processi aziendali, i loro strumenti di lavoro e, in particolar modo, le loro conoscenze e competenze per poter verificare in modo corretto e accurato la conformità dei processi aziendali e dei conti annuali. Anche in ambito di revisione si parla di revisione automatizzata, di analisi dei dati, di revisione continua e non più a campione. Tant’è che si ipotizza già una possibile evoluzione della professione da revisore dei conti a revisore informatico.
La vicinanza al cliente e le abilità sociali, abbinate a solide conoscenze e competenze specialistiche, non potranno essere sostituite da algoritmi o robot. In futuro verrà quindi chiesto ai fiduciari di combinare in modo ottimale i processi di lavoro digitali con i cosiddetti “soft skill”.

Il Centro Studi Villa Negroni, in collaborazione con le varie associazioni di categoria, ha seguito da vicino l’evoluzione sopra descritta identificando le necessità di formazione evidenziate dalle professioni di riferimento. Ed è questo contesto ricco di mutamenti che ha portato alla nascita dell’area Accounting indi
rizzata in particolar modo a fiduciari, contabili, controller, CFO, direttori amministrativi e revisori e che intende offrire dei percorsi di formazione in ambito contabile e di revisione.

Temi come il diritto contabile con tutte le sue sfaccettature e complessità, le operazioni straordinarie, l’analisi di bilancio, il calcolo degli investimenti, la valutazione aziendale, la revisione limitata e la revisione di casi particolari saranno trattati nel corso dei prossimi mesi da un punto di vista teorico e pratico.
Una formazione continua tempestiva e di qualità potrebbe essere uno dei vantaggi competitivi che permetterà al fiduciario di cogliere le opportunità che si presenteranno in futuro.

Il ruolo dei consulenti finanziari nella pandemia del Coronavirus

Il 19 febbraio scorso lo Swiss Market Index (SMI), il principale indice di mercato svizzero, dopo un boom di 11 anni, raggiungeva il livello record di 11’263 punti. La pandemia del coronavirus ha fatto precipitare i prezzi delle azioni in tutto il mondo. Venerdì 20 marzo lo SMI chiudeva a 8623 punti (-23.44%). Così come lo SMI, tutti i maggiori indici borsistici a livello mondiale stanno registrando pesanti perdite, rammentandoci la recente crisi finanziaria del 2007-2009, quella del 1987 e quella più remota del 1929. Questa crisi è tuttavia unica nel suo genere in quanto tocca il sistema della domanda e dell’offerta dell’economia mondiale.
A peggiorare le cose, si sta anche assistendo a una guerra dei prezzi sul petrolio tra Arabia Saudita e Russia. Sebbene i governi stiano cercando di rispondere a questa crisi con politiche fiscali generose e le banche centrali stiano prendendo misure monetarie sempre più drastiche contro la crisi di liquidità, molti analisti temono che durante il 2020 si assisterà alla peggior recessione dal dopo guerra.

Il calo dei prezzi e l’elevata volatilità dei mercati finanziari stanno innervosendo molti investitori, rendendoli insicuri. La situazione per i clienti imprenditori è particolarmente difficile: molte imprese, pur essendo sane dal punto di vista reddituale e patrimoniale, sono in questa fase inevitabilmente confrontate con problemi di liquidità.

In questa situazione di incertezza i consulenti alla clientela giocano un ruolo fondamentale. In che modo?

Secondo Daniel Kahneman, vincitore del Premio Nobel per l’economia nel 2002 per avere integrato la ricerca psicologica nella scienza economica, “il ruolo del consulente finanziario è piuttosto semplice, ovvero proteggere il cliente impedendogli di incorrere in quegli errori che normalmente sarebbe portato a commettere. Gli investitori che decidono troppo in autonomia acquisteranno o venderanno nel momento sbagliato perché sono molto inclini ad acquistare a
prezzi elevati e rivendere a prezzi ridotti quando il valore è basso”. Il consulente gioca quindi un ruolo fondamentale nel gestire l’emotività dei clienti.

Giova anche uno sguardo al passato. Le correzioni del mercato, anche marcate, sono un evento abbastanza comune. In questi casi è consigliabile non scostarsi radicalmente dalla propria strategia di investimento, a meno che non si verifichi un cambiamento sostanziale nella propria situazione personale. Sulla base dello studio storico che la banca Pictet aggiorna ogni anno, dal 1926 al 2019, nonostante le varie crisi, il mercato azionario svizzero è cresciuto in termini reali del 7.65%. Significa che pur dopo importanti crolli, il mercato si è sempre ripreso.

Un altro aspetto da considerare è che è molto difficile adottare strategie di “market timing” o di “stock picking”; a lungo termine i fattori di successo di una strategia di investimento risiedono più nell’avere un portafoglio diversificato e nell’adottare un approccio disciplinato agli investimenti.

In questa fase delicata saranno avvantaggiati quei consulenti che sono stati in grado nel tempo di costruire un legame di fiducia con i propri clienti, basato su una comprensione delle loro reali esigenze che spesso vanno oltre ai puri ambiti finanziari.

Nel contesto attuale emerge l’importanza che il professionista disponga delle competenze per analizzare la situazione d’insieme del cliente, non limitata alla pura gestione finanziaria, ma comprensiva anche delle tematiche di tipo aziendale.

Per fornire un concreto supporto agli operatori della piazza al fine di consolidare le suddette competenze, il Centro Studi Villa Negroni (CSVN) e la Facoltà di scienze economiche dell’Università della Svizzera italiana (USI), propongono la terza edizione di un percorso formativo diretto primariamente a consulenti e gestori patrimoniali attivi nel settore bancario o fiduciario: la Certificazione CAS Wealth Management (box a fine articolo). Il percorso inizia a maggio; qualora le restrizioni imposte dalla Confederazione a causa del COVID-19 dovessero protrarsi, le lezioni verrebbero convertite in formato streaming (real-time) o video-lezione, garantendo comunque un alto livello di interazione con i partecipanti.

© CSVN: Vietata la riproduzione e la distribuzione

Centro Studi Villa Negroni: un laboratorio per l’integrazione della finanza

L’elemento caratterizzante del Centro Studi di Villa Negroni è la simbiosi con la realtà finanziaria del Ticino e l’intreccio delle sue dinamiche. Nato nel 1990 come istituto di formazione bancaria in risposta alla concorrenza internazionale, il suo primo decennio di vita è stato marcato dalla necessità d’integrazione del fare con il sapere: il buon banchiere doveva essere anche economista.

La sofisticazione degli strumenti finanziari è stato l’elemento portante del secondo decennio: la finanza richiedeva tecnicità. Gli ultimi dieci anni sono quelli del primato delle norme: per poter operare era quasi necessario divenire giuristi. Oggi, è il momento della sintesi e dell’interdisciplinarità; aspetti che rappresentano una guida alle formazioni e alle riflessioni del Centro Studi. Parallelamente a quella dei contenuti, la strada percorsa è quella di una sempre maggiore integrazione funzionale e geografica degli attori di riferimento che si è formalmente tradotta nel cambiamento di denominazione dell’Istituto.

Se in un primo momento il Centro di Studi Bancari si rivolgeva alle banche, in seguito si è aperto a tutto il settore parabancario (fiduciarie, assicurazioni, avvocati d’affari, ecc.), per contribuire al passaggio, sia nella formazione che nell’operare, da una visione delle singole componenti a un approccio sistemico. In questo ordine d’idee, soggiacente agli attuali programmi in ambito transfrontaliero e alle ricerche effettuate nel contesto Interreg, l’idea di un distretto di servizi finanziari che da Lugano si possa nel futuro proiettare fino a Milano.

La formazione ai tempi del COVID-19

La recente diffusione del COVID-19 e le conseguenti misure intraprese dalla Confederazione, a tutela della nostra salute, hanno impattato significativamente sulle attività di molte imprese e istituzioni, così come anche su quelle del Centro Studi Villa Negroni.

La fase turbolenta che si prospetta per le settimane (o forse mesi) a venire porta con sé numerosi interrogativi su quello che sarà il nostro domani, da un punto di vista sociale, lavorativo e formativo. L’incertezza derivante dall’attuale situazione presenta tuttavia anche un lato positivo per tutti noi: ci invita a riflettere sul modo in cui possiamo (e dovremmo) migliorarci, in assenza degli stessi punti di riferimento che sino a ieri erano dati per scontati. Riteniamo che tutto ciò rappresenti una grande opportunità, per il Centro Studi, così come anche per tutti gli operatori della piazza che da anni si affidano a noi per il loro sviluppo professionale.

L’attuale situazione ci ha portato infatti a ripensare le modalità di erogazione delle nostre iniziative, adottando un approccio digitale in remoto che consenta di mantenere un elevato grado di interazione tra partecipante e docente, aspetto di estrema rilevanza ai fini della trasmissione di conoscenze e competenze.

Durante l’intero “periodo COVID-19”, infatti, le offerte formative saranno convertite in formato streaming (real-time) o video-lezione, tramite l’ausilio della semplice e intuitiva piattaforma Zoom, messa a disposizione gratuitamente per tutti i nostri utenti, con l’aggiunta di un breve tutorial per il suo utilizzo.
I partecipanti potranno dunque iscriversi a nuove iniziative e prendere parte alle nostre lezioni già programmate, come di consueto, nel pieno rispetto delle recenti norme emanate a fronte della pandemia.

Tali opzioni alternative sono state rapidamente implementate dai collaboratori del Centro Studi, con lo scopo di venire incontro alle attuali esigenze degli operatori della nostra piazza. Molti istituti hanno infatti messo in atto misure restrittive per gli spostamenti dei propri collaboratori, molti dei quali trascorreranno una significativa quantità del proprio tempo tra le mura di casa. L’intento è dunque quello di garantire la continuità nello sviluppo professionale dei nostri utenti, in una condizione in cui la produttività rischia facilmente di essere compromessa.

Ci auguriamo pertanto che le nostre proposte formative in formato streaming, accessibili da ovunque e tramite qualsiasi dispositivo, siano di supporto a tutti gli operatori della piazza, nell’attesa e nel buon auspicio di riprendere al massimo delle potenzialità le rispettive attività professionali.

Le iniziative appena menzionate sono consultabili sotto la nuova voce “Streaming” (cliccare qui) nel menu principale del nostro sito web, così come anche nella tradizionale pagina “Corsi a catalogo” insieme ai nostri corsi in aula. Tutte le iscrizioni ai corsi IN SEDE che si terranno in data successiva al termine delle restrizioni imposte dalla Confederazione (al momento attuale il 19 aprile) rimangono aperte. Qualora tale termine dovesse protrarsi, sarà nostra premura convertire in formato streaming anche le suddette iniziative, al fine di garantire la continuità della formazione e crescita professionale dei nostri utenti.

© CSVN: Vietata la riproduzione e la distribuzione

La riconfigurazione delle professionalità del sistema finanziario

I profili del settore bancario efinanziario sono investiti da un importante processo evolutivo che comporta la nascita di nuovefigure e, al contempo, la ristrutturazione di altre già esistenti.
Questo processo è determinato da diversi fattori: lo sviluppo di un nuovo modello di professionalità, basato sulle competenze, soggette a una progressiva internazionalizzazione e digitalizzazione, ragioni di mercato che richiedono maggiori specializzazioni e capacità di interazione con la clientela, oltre che motivi di carattere giuridico-normativo.
Il Centro Studi Villa Negroni monitora i cambiamenti in atto, individuando gli aspetti attinenti ai diversi ruoli per ricondurli alle figure professionali ad alto contenuto finanziario, nella consapevolezza della dinamicità del relativo segmento di mercato.
A titolo di esempio, con l’entrata in vigore della Legge federale sui servizi finanziari e della Legge federale sugli istituti finanziari vi è stato l’adeguamento della Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di fiduciario, con la conseguente abrogazione del regime autorizzativo per i fiduciari finanziari, i quali sono ora assoggettati alla vigilanza della Finma. Oggi, pertanto, i fiduciari finanziari sono individuati quali consulenti agli investimenti, gestori patrimoniali (compresi i gestori di patrimoni collettivi) e trustees che operano a livello professionale.
Per ciascuna figura professionale sono previste le relative definizioni, le condizioni per: l’autorizzazione (tra le quali la disposizione “delle qualifiche necessarie alla funzione”) e per la vigilanza continua e i compiti, da intendersi come attività da svolgere per cui è necessaria l’autorizzazione stessa.
Tali modifiche sono la dimostrazione concreta della crescente sofisticazione dei profili professionali finanziari e dell’alta competitività delle qualifiche richieste: questi sono i motivi che confermano la formazione continua aggiornata e di qualità, quale asset strategico.

Corsi che potrebbero interessarti…

L’evoluzione del controllo delle formalità della clientela nell’attività bancaria

È indubbio che, negli anni, le aspettative delle FINMA in merito alle esigenze di organizzazione interna adeguata sono evolute in maniera sostanziale in relazione a diversi aspetti della struttura e delle modalità di svolgimento dell’attività bancaria e finanziaria. Anche per quanto attiene alla lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo si è assistito ad un incremento costante delle esigenze di controllo e di organizzazione interna. Infatti, ancora all’incirca fino alla fine degli anni Ottanta, per le aperture delle relazioni bancarie era previsto unicamente l’obbligo del “controllo delle formalità”, che poneva l’accento sulla forma più che sulla sostanza (appunto, controllo delle “formalità”), imponendo agli istituti bancari, in primo luogo, di identificare il cliente, obbligo che in realtà si esauriva con la mera verifica dei dati anagrafici tramite la visione di un documento di legittimazione (la cui fotocopia da conservare nel dossier del cliente è diventata obbligatoria solo in seguito), secondariamente di accertare l’avente diritto economico tramite formulario A

A questo proposito, il controllo, da parte del preposto ufficio (il cd. segretariato clienti, o anche controllo delle formalità o servizi centrali), del rispetto di queste esigenze si limitava alla verifica dell’esistenza di tali documenti, senza entrare nel merito delle informazioni in esso contenute. Nel tempo, però, tale controllo si è rilevato insufficiente e si è quindi modificato: già dalla fine degli anni Novanta, infatti, non era più sufficiente verificare l’esistenza della copia dei documenti di legittimazione del contraente e del formulario A (quando richiesto dalle circostanze) nel dossier, ma diventò necessario raccogliere maggiori informazioni circa il profilo del cliente (attività, provenienza dei fondi, ecc.), così come plausibilizzare le informazioni circa l’avente diritto economico; infine, negli ultimi anni è stato introdotto l’obbligo di identificazione delle situazioni (cliente e/o transazioni) a rischio accresciuto. L’apporto precipuo del settore bancario nella lotta al riciclaggio di denaro, si concretizza quindi con la gestione del rischio di riciclaggio. Questa nuova esigenza comporta una modifica interna sostanziale per rapporto ai tempi in cui gli unici rischi che dovevano essere gestiti erano i rischi “storici”, ossia quelli finanziari, in quanto i collaboratori coinvolti non possono più essere unicamente gli specialisti della funzione di risk management. Affianco ai rischi di riciclaggio, infatti, si scopre tutta una serie di nuovi rischi, i cd. rischi operativi (tra cui i rischi legali e di conformità), trasversali a tutta l’attività bancaria, e la cui adeguata gestione comporta, pertanto, il coinvolgimento di funzioni interne diverse. La presa di coscienza dell’esistenza di queste tipologie di rischi ha così comportato la modifica della normativa bancaria e della rispettiva prassi della FINMA, che ha oramai formalizzato l’obbligo di implementazione del modello delle tre linee di difesa, che prevede appunto l’implicazione di tutti i collaboratori e dei diversi servizi nella gestione di tali rischi. Orbene, è quindi innegabile il ruolo centrale assunto dai collaboratori attivi nel controllo delle formalità (servizi centrali, segretariato clienti), non solo nella lotta al riciclaggio di denaro, ma anche nella gestione del rischio di riciclaggio (funzione preventiva).

Il corso Il controllo delle formalità della clientela, l’operatività del segretariato clienti/ registro centrale, nella prima parte, si prefigge quindi di analizzare la modifica del ruolo dei collaboratori del segretariato clienti alla luce delle esigenze normative, in particolare in relazione ai concetti centrali di rischio operativo, di gestione dei rischi, di sistema di controllo e di modello delle tre linee di difesa, e di esplicitarne le specificità in relazione alla loro funzione. Infatti, l’organizzazione è adeguata quando ogni parte dell’ingranaggio conosce il proprio ruolo e si relaziona in maniera armoniosa con le altri parti che lo compongono. Il corso di conseguenza non si indirizza unicamente ai collaboratori attivi nella specifica funzione, ma anche a tutti quelli che, con compiti diversi, si relazionano con questa funzione.

Nella seconda parte dell’iniziativa verranno poi approfonditi una serie di concetti fondamentali nella relazione banca-cliente, in particolare ci si concentrerà sulle diverse parti di questa relazione (contraente, avente diritto economico, procuratore, ecc.); si analizzeranno alcune tipologie di contraente (in particolare le forme di diritto societario svizzero) e si approfondiranno i rischi accresciuti legati a determinate tipologie di società; infine, si indicheranno i presupposti per un gestione sicura di dati e documenti.

Assicurazione: tra digitalizzazione e formazione

Come molti altri settori, anche quello assicurativo sta attraversando una fase di evoluzione: sfide esterne, volatilità finanziaria e la crescente concorrenza continueranno ad influenzare i flussi di reddito e la domanda dei consumatori.
Questa fase di transizione viene messa particolarmente in evidenza dal World InsurTechReport 2019 realizzato da Capgemini ed Efma.
Dallo Studio emerge che sarà sempre più di fondamentale importanza focalizzarsi sulle effettive esigenze del cliente piuttosto che sul prodotto. Da qui deriva la strategia intrapresa da diversi attori, tradizionali e InsurTechs (società che applicano le nuove tecnologie al mondo assicurativo), volta ad una nuova “customer experience (CX)”.
Nella CX viene sottolineata la relazione, nel suo complesso, che il cliente intrattiene con l’azienda: dall’acquisizione al supporto fino al customer care.
Inoltre risulta di fondamentale importanza un’adeguata gestione delle grandi quantità di dati (Big Data) che le aziende attive nel settore si trovano a elaborare. L’introduzione, con l’avvento dell’Internet of Things (IoT), di dispositivi interconnessi come: smart-watch che monitorano lo stato di salute di chi li indossa, abbigliamento ed equipaggiamenti che seguono l’attività sportiva svolta, sistemi di supporto e monitoraggio dello stile di guida degli automobilisti, dispositivi di “home insurance” (sensori e sistemi wireless), ha contribuito ad incrementare la mole e la qualità dei dati raccolti dalle Compagnie. Queste tecnologie permettono inoltre di creare prodotti sempre più focalizzati sulle reali esigenze della clientela e di contribuire ad una maggiore diffusione della cultura della prevenzione, di uno stile di vita sano e di una riduzione dei sinistri.
Da qui ne deriva che, sempre più diffusamente, le Compagnie Assicurative mettono a disposizione nuovi tool informatici alla propria rete di vendita, affinché i dati della clientela vengano gestiti in modo profittevole e in ottemperanza alle normative vigenti nell’ambito della protezione dei dati.
Si prefigura, infine, un’economia condivisa, che porterà sempre di più a sinergie commerciali tra diversi attori del settore assicurativo, ma non solo. Infatti, sia le Compagnie Assicurative, sia le InsurTechs hanno dimostrato particolare interesse nel collaborare con settori come sanità, turismo, trasporti e ospitalità.
Questo nuovo scenario comporta, conseguentemente, un’evoluzione delle specifiche competenze richieste a tutti gli operatori attivi in questo fondamentale comparto dell’economia svizzera.
Il sempre maggiore impiego di nuove tecnologie rende necessario non solo un aumento del livello di conoscenze digitali, ma anche una maggiore valorizzazione delle soft skills.
Da diversi studi emerge, infatti, come l’incremento dell’importanza delle competenze trasversali sia direttamente proporzionale all’aumento e alla sofisticazione delle tecnologie impiegate. Tra queste competenze ricercate dai recruiter del settore, possono essere citate, tra le altre, l’apertura al cambiamento, le capacità di problem solving, l’attitudine al lavoro di gruppo, l’intelligenza emotiva, la gestione del tempo e il pensiero creativo.
Questa tendenza porta le persone attive nel settore a formarsi non più solo fino ad un certo periodo della loro vita, ma ad entrare in un imprescindibile percorso di lifelong learning, processo questo, che prevede il continuo apprendimento durante l’intera vita professionale dell’individuo, con l’obiettivo di avere sempre le competenze necessarie ad un settore, quello assicurativo, in continuo sviluppo. Sulla base di questo nuovo scenario e di questa evoluzione dei profili professionali, la formazione in ambito assicurativo e previdenziale è assurta a elemento indispensabile per uno svolgimento appropriato delle attività di ciascun professionista attivo in questi campi.
Sempre di più, quindi, la formazione continua, anche grazie alle nuove tecnologie applicate alla didattica, sarà destinata ad acquisire crescente rilevanza come elemento fondamentale nella valorizzazione e nella fidelizzazione del Capitale Umano.

Il Centro Studi verso la formazione del futuro

Come ormai ben noto, la digitalizzazione ha avuto un impatto dirompente su una moltitudine di settori. Con la diffusione delle nuove tecnologie digitali si è potuto infatti assistere all’arrivo di nuovi piccoli player digitali con modelli di business innovativi, in grado di fronteggiare persino leader di mercato affermati. In un settore tradizionale come quello della formazione si è assistito all’introduzione sul mercato di diverse piattaforme native digitali, le quali permettono agli utenti di acquisire o approfondire numerose conoscenze negli ambiti più disparati, il tutto a basso costo e senza doversi spostare fisicamente.
Il Centro Studi Villa Negroni, partner di riferimento nell’ambito della formazione e dell’aggiornamento professionale per gli operatori della piazza bancaria e finanziaria ticinese, ha deciso anch’esso di cogliere le numerose opportunità fornite dalle tecnologie digitali per lo sviluppo di nuove offerte formative. A partire da quest’anno è stata introdotta la modalità blended learning all’interno di alcuni corsi, la quale consiste nella possibilità per il partecipante di accedere a parte delle lezioni in modalità video.
I benefici derivanti da questa nuova modalità di partecipazione ai corsi sono molteplici, tra cui:

  • Possibilità di assistere a parte delle lezioni in remoto, in modo da poter scegliere il luogo e gli orari di frequenza più congeniali e conciliare la propria formazione con gli impegni lavorativi
  • Possibilità di soffermarsi sui temi di maggior difficoltà per il singolo partecipante, il quale potrà scegliere di ritornare su aspetti della lezione a lui poco chiari
  • Possibilità di interrompere in qualsiasi momento la lezione e di riprenderla nello stesso punto in un secondo momento, permettendo anche al partecipante di prendere meglio appunti durante l’ascolto
  • Possibilità di ricevere un riscontro personalizzato ed immediato sul proprio stato di avanzamento e livello di conoscenze, grazie ad una serie di domande interattive sottoposte al partecipante tramite la piattaforma

Questa nuova modalità di formazione è soltanto il primo passo verso una più ampia integrazione di una vera e propria cultura digitale all’interno dell’organizzazione, la quale consentirà di introdurre ulteriori modalità di erogazione dei corsi al passo con le nuove tecnologie.
La vera sfida in questa “corsa” alla digitalizzazione nel mondo di oggi, sarà tuttavia quella di riuscire ad integrare la tecnologia con la componente umana. In qualità di centro di formazione ed aggiornamento per professionisti, il CSVN si impegna a sfruttare queste tecnologie per favorire un empowerment organizzativo e i rapporti tra persone. Si può dunque affermare che il Centro Studi potrà essere considerato per il futuro un luogo in cui la tradizione storica, offerta anche dalla splendida cornice di Villa Negroni, si fonde con la modernità, garantita da un impiego ottimale delle tecnologie più all’avanguardia.