Paralegal? Cosa sono e cosa fanno

I Paralegal si stanno affermando anche in Svizzera, come dimostra la creazione della Swiss Paralegal Association, che si prefigge di dare visibilità ad una professione in crescita ed il cui sviluppo è direttamente legato all’incremento delle norme.
I Paralegal sono professionisti con una solida conoscenza giuridica di base e un knowhow versatile, le cui competenze integrano quelle degli avvocati. Essi sanno effettuare ricerche nelle banche dati giuridiche; redigere documenti giuridici; gestire casi; rapportarsi con le autorità, ecc.

I Paralegal non sono però attivi solo negli studi legali, ma sono impiegati ovunque l’attività imprenditoriale preveda un’importante componente legale: in studi legali; nei dipartimenti legali di banche, assicurazioni, imprese commerciali ed industriali; nelle segreterie generali di aziende e associazioni; ma anche nei dipartimenti di risorse umane, dove contribuiscono alla corretta gestione giuridica del personale; negli uffici di brevetti e nei dipartimenti di brevetti e marchi delle grandi aziende, dove si occupano dell’elaborazione delle domande relative ai diritti di proprietà; presso i tribunali e svariate autorità statali, ecc. Vi sono però anche Paralegal indipendenti: la specifica formazione permette infatti di intraprendere attività legate alla legge come la risoluzione di conflitti o la mediazione in ambito commerciale e amministrativo. Grazie al nuovo Certificate of Advanced Studies in Paralegal offerto dal Centro Studi Villa Negroni in collaborazion con la Haute Ecole Specialisée de Suisse occidentale ARC, il cui ottenimento permette l’iscrizione all’Associazione Svizzera Paralegal, anche il Ticino contribuisce al riconoscimento di questa importante figura professionale.

Rischi climatici nel bilancio bancario

Tale azione si inserisce all’interno di un più ampio intervento di regolamentazione nazionale della tematica dello sviluppo sostenibile del sistema finanziario svizzero. Ricordiamo infatti che il 24 giugno 2020 il Consiglio Federale adottava il rapporto e linee guida per lo sviluppo sostenibile del settore finanziario, chiedendo l’ulteriore sviluppo di varie misure entro la fine del 2020 da parte dell’industria e altri gruppi di interesse. Già in tale rapporto, il Consiglio federale rilevava la necessità di una pubblicazione sistematica dei rischi finanziari rilevanti connessi al clima da parte delle istituzioni finanziarie.

In tale contesto la FINMA conduce ora un’indagine conoscitiva pubblica che si concluderà il 19 gennaio 2021, relativa alla proposta di modifica e adeguamento di talune proprie regolamentazioni, in particolare le proprie Circolari 16/1 «Pubblicazione – banche» e 16/2 «Pubblicazione – assicurazioni (public disclosure)».

Le modifiche proposte della FINMA si inquadrano nel contesto degli obblighi in capo agli operatori finanziari di informare adeguatamente il pubblico circa i loro rispettivi rischi. In futuro, in tale novero rientreranno quindi anche i rischi legati al cambiamento climatico, che in una prospettiva di lungo termine possono impattare significativamente gli istituti finanziari.

Rileva evidenziare che ad oggi la FINMA prevede norme di pubblicazione applicabili a tali rischi climatici solamente per i partecipanti al mercato finanziario di grandi dimensioni, gli istituti delle categorie 1 e 2, ossia le banche sistemiche – concretizzando quindi una trasparenza differenziata.

Sotto il profilo del contenuto e modalità di comunicazione dei rischi climatici da parte degli istituti assoggettati, il documento della FINMA si orienta sulle raccomandazioni ampiamente riconosciute a livello internazionale della Task Force on Climate-related Financial Disclosures (TCFD).

La TCFD è un gruppo di lavoro multisettoriale avviato dal settore privato che nel 2017 che ha pubblicato gli standard per l’informativa sui rischi e opportunità legate al clima, contenenti undici raccomandazioni per le aziende, che sono tenute ad illustrare il loro modo di affrontare le opportunità e i rischi derivanti dal cambiamento climatico nei seguenti quattro ambiti: governance, strategia, gestione del rischio, indicatori e obiettivi. All’interno del framework la TCFD, ha sviluppato requisiti specifici dettagliati per il settore finanziario.

In questo contesto è bene evidenziare che i rischi finanziari legati al clima, non sono definiti ad oggi dalla legge o dai regolamenti: Sono però esaminati negli standard TCFD citati, che differenziano tra due tipi di rischi: rischi fisici e rischi di transizione.

I primi minacciano l’economia tramite l’aumento dei danni da catastrofi naturali climatiche (che portano ad es. all’aumentare inaspettato dei danni per le compagnie di assicurazione, nonché un impatto sui portafogli ipotecari e sui rischi di credito banche). I secondi impattano gli istituti finanziari a seguito di misure politiche vincolanti, nuove preferenze dei clienti o innovazioni tecnologiche, che possono comportare rettifiche di prezzo dei valori patrimoniali e influiscono sul rischio di mercato di banche e assicurazioni.

Ricordiamo comunque che, a differenza dell’Unione Europea (UE), la Svizzera non impone ancora alcun obbligo alle imprese private e neppure responsabilità legale nel settore dello sviluppo sostenibile. La FINMA prevede però ora le esigenze minime di carattere prudenziale, rinviando direttamente al TCFD.

NON UNA NUOVA CATEGORIA DI RISCHIO, MA UN NUOVO FATTORE DI RISCHIO

E’ interessante notare come questi rischi finanziari indotti dal clima possono essere visualizzati e classificati nelle tradizionali categorie di rischio, ossia rischi di credito, di mercato, assicurativi e operativi. Non trattandosi pertanto di una nuova categoria di rischio, bensì di un nuovo fattore di rischio, ne deriva che gli istituti finanziari potranno basarsi sulla loro attuale gestione dei rischi, integrando quindi nella gestione dei rischi i nuovi sviluppi ambientali e fattori di rischio. E’ un primo passo verso un’adeguata identificazione, misurazione e gestione di tali rischi.

Concretamente, quali elementi devono essere integrati e pubblicati dal punto di vista contenutistico? Negli ambiti citati della governance e strategie aziendali, cosi come il concreto processo di gestione dei rischi, le aziende assoggettate dovrannodescrivere il modo in cui il consiglio di amministrazione esercita la sua alta vigilanza in relazione ai rischi finanziari legati al clima, dovranno illustrare i rischi finanziari essenziali legati al clima (sia rischi a breve, medio e lungo termine) e il loro influsso sulla strategia commerciale, sul modello imprenditoriale e sulla pianificazione finanziaria.

Non meno rilevante sarà la descrizione del processo di gestione concretamente implementato per l’identificazione, la valutazione e la gestione dei rischi finanziari legati al clima, che deve comprendere informazioni quantitative concernenti i rischi finanziari legati al clima e le metodologie utilizzate a tale scopo.

Con tale pubblicazione la FINMA nel dichiarare di “promuovere una gestione dei rischi climatici adeguata e raffrontabile nel corso del tempo e la disciplina di mercato”, conclude che “per gli istituti che effettuano già ora una pubblicazione riconosciuta in linea con gli standard TCFD non sono attese ripercussioni significative”….

Il CSVN presidia l’importante tematica della sostenibilità tramite lo svolgimento di una serie di attività e iniziative formative nel 2021, in particolare il percorso “Fit for sustainable finance” e “CAS Risk management” che aggiungerà un nuovo modulo relativo agli impatti di sostenibilità e rischi climatici.

La Fondazione Aligi Sassu e Helenita Olivares della Città di Lugano rende omaggio all’artista nel ventennale della morte con una mostra permanente a Villa Negroni.

L’allestimento – curato da Alessia Giglio Zanetti e realizzato in collaborazione con il MASI e la Divisione cultura della Città di Lugano – propone una selezione di ventidue opere scelte tra quelle donate alla Città di Lugano nel 1996 e privilegia in particolare la produzione grafica di Sassu: cavalli, paesaggi, ritratti, scene mitologiche e leggendarie, momenti al caffè caratterizzati da cromie vivaci e da una composizione particolarmente ricercata che rispecchiano le sue varie stagioni creative.
Infaticabile artista che ha attraversato le correnti del Ventesimo secolo, è ancora oggi considerato dalla critica uno dei protagonisti dell’arte italiana del Novecento grazie a opere fondamentali quali il ciclo degli Uomini rossi, i Martiri di Piazzale Loreto e Il Grande Caffè.


Il legame di Sassu con Lugano risale agli anni Trenta del secolo scorso, periodo nel quale, insieme a Raffaele De Grada, Luigi Grosso e Renato Guttuso, partecipa ad attività clandestine intessendo rapporti con esponenti antifascisti fuoriusciti dall’Italia e residenti in Svizzera. Qui soggiorna più volte, attratto da quello che lui definisce il “clima di grande civiltà e pulizia morale della Svizzera”. A partire dagli anni Cinquanta frequenta il vivace ambiente culturale e artistico luganese, ed è legato da un sodalizio con artisti ticinesi quali Carlo Cotti, Felice Filippini, Giovanni Genucchi, Mario Marioni, Pericle Patocchi e Remo Rossi. Nel 1951 presso l’allora Museo Civico di Villa Ciani il gallerista Max Schäfler organizza una sua mostra antologica.
Il particolare rapporto con Lugano è coronato, nel 1996, da due scelte fondamentali: dona alla Città 362 opere d’arte (217 dipinti, 130 grafiche e 15 sculture) realizzate tra il 1927 e il 1996 e, l’anno seguente, costituisce a Lugano la Fondazione Aligi Sassu e Helenita Olivares, presieduta dal Sindaco della Città.

Nel 1996 progetta anche due murali in ceramica raffiguranti La fuga in Egitto e La strage degli innocenti e realizza la pala d’altare di San Giuseppe per l’omonimo Oratorio situato nel parco di Villa Negroni, dove sono conservate le sue ceneri.
“Per la nostra Fondazione è stata sin da subito chiara la volontà di omaggiare il maestro Sassu nell’anno dell’importante ricorrenza” dichiara il presidente della Fondazione Aligi Sassu e Helenita Olivares on. Marco Borradori. “In un 2020 dove le giornate di studio, le celebrazioni pubbliche e gli approfondimenti non sono purtroppo permessi, allestire i prestigiosi spazi di Villa Negroni con opere mai esposte in Ticino è sembrato un giusto modo di onorare gli impegni presi al momento del lascito alla Città, e cioè restituire un brano importante del poderoso patrimonio che Sassu ci ha lasciato a chiunque lo desideri”.


Tamara Erez, direttrice del Centro Studi Villa Negroni saluta così la felice iniziativa: “L’allestimento delle opere di Aligi Sassu celebra con vivacità lo spirito di Villa Negroni quale luogo di incontro, scambio e condivisione. Uno spazio di rara bellezza, che con un linguaggio arricchito dai quadri e dalle sculture, concorre a farci apprezzare ancora maggiormente il ruolo della cultura come patrimonio condiviso che rappresenta la storia nel presente e crea un ponte verso il futuro.”
Anche il Capo Dicastero Cultura, Sport ed Eventi on. Roberto Badaracco afferma: “Per la Città di Lugano è un grande piacere poter onorare la memoria e la generosità di Aligi Sassu e di sua moglie Helenita, che ha voluto donare alla Città una parte consistente delle opere che ha deciso di trattenere con sé per tutta la sua vita. Oggetti preziosi che arricchiscono tutti noi e tutti coloro che potranno visitare l’esposizione in un luogo speciale per il maestro e per la nostra Città. Dal profilo culturale l’operazione è importante perché viene esposto un notevole ed interessante spaccato della sua produzione artistica”.


Apertura:
Villa Negroni
Via Morosini 1
6943 Vezia
dal lunedì al venerdì, dalle ore 8.30 alle 17.30


Per ulteriori informazioni:


Marco Borradori
Presidente Fondazione Aligi Sassu e Helenita Olivares Città di Lugano
m. +41 79 636 50 38


Roberto Badaracco
Capo Dicastero Cultura Sport ed Eventi
m. +41 79 621 82 21


Tamara Erez
Direttrice Centro Studi Villa Negroni
t. +41 91 967 42 64

Intermediario assicurativo AFA Pro, una nuova filosofia al servizio della formazione

L’importanza del certificato esige uno studio strutturato in modo efficace: grazie alle competenze maturate negli anni, il CSVN è in grado di offrire una preparazione la cui validità è dimostrata dalla percentuale di successo all’esame dei partecipanti al corso, che si attesta all’80%. Ricordiamo inoltre che il CSVN è l’unico ente della Svizzera Italiana autorizzato dall’AFA di Berna a proporre questo tipo di formazione sul mercato ticinese.

Dal 2020 il Centro propone un’edizione completamente rivista e aggiornata. Il corso è stato infatti strutturato con una nuova filosofia ed un nuovo approccio didattico, che prevede una presenza adeguata in aula abbinata ad un elevato livello di auto-responsabilizzazione e disciplina formativa da parte degli iscritti, supportati attivamente dal CSVN nelle diverse fasi del corso.

Il valore aggiunto di questo percorso formativo risiede nella professionalità e nella qualità del Centro Studi Villa Negroni, una realtà riconosciuta e rinomata sul mercato da decenni. Il Centro si avvale di una squadra di docenti altamente preparati che arrivano dal mercato e quindi conoscono approfonditamente nostra realtà. Non solo: i docenti hanno competenze diversificate che permettono ai partecipanti di essere accompagnati in molteplici aree.

La struttura del corso

Gli importanti cambiamenti introdotti in questa nuova edizione sono stati pensati, in collaborazione con Associazione per la formazione professionale nell’assicurazione (AFA), per agevolare il partecipante nello studio, integrando diversi input provenienti dal mercato, sempre più confrontato con l’esigenza di ridurre tempi d’aula e costi. 

La nuova edizione è più compatta e strutturata in tre frasi. Il partecipante dovrà per prima cosa svolgere un test ufficiale AFA (Check-in) per verificare le conoscenze pregresse nei seguenti macro ambiti: economia assicurativa, nozioni giuridiche, assicurazioni di persone e assicurazioni sociali, assicurazione di cose e assicurazioni patrimoniali. Questa fase è fondamentale in quanto consente di tracciare un profilo del partecipante e capire dove risiedono i suoi punti forti e le sue debolezze. I docenti del CSVN forniranno ai corsisti una consulenza personalizzata in base ai risultati ottenuti in base ai quali saranno formulati dal CSVN suggerimenti formativi per colmare le lacune emerse, accompagnati da un piano di studi individuale.

Nella seconda fase i candidati frequenteranno lezioni in aula e potranno utilizzare strumenti di formazione a distanza (e-learning) messi a disposizione dal CSVN e da AFA. La formazione sarà parametrata in funzione dell’esito del test iniziale. La formazione in Blended learning, contempla una parte di studio individuale con l’ausilio dei libri AFA e di materiale e-learning. Anche in questa fase il partecipante viene accompagnato, nello studio individuale, da un processo di tutoring dei docenti CSVN.

Alla parte di Self-study seguono 28 ore di lezioni in aula (Flipped Classroom). Queste lezioni in aula non sono da considerarsi lezioni tradizionali, ma dei veri e propri workshop di approfondimento sulle lacune emerse durante le fasi di simulazione, di quiz e di test svolti nella fase di e-learning.

Nella terza fase i candidati effettueranno una simulazione reale dell’esame scritto e dell’esame orale (Check-out). Al termine di questa fase i partecipanti riceveranno un feedback sugli aspetti su cui, eventualmente, sarà necessario lavorare ulteriormente per arrivare preparati all’esame.

Carriera nel mondo bancario: da dove cominciare?

La banca è una realtà affascinante ma complessa e ramificata. Basti pensare che un solo istituto può racchiudere attività come la consulenza patrimoniale, la concessione di crediti a privati e aziende, le operazioni di borsa, il traffico pagamenti e molto altro. Pertanto, lavorare in questo settore richiede competenze trasversali a diversi livelli. Per dare la possibilità di avvicinarsi a questo mondo, acquisendo basi solide in diversi settori della banca, il Centro Studi Villa Negroni offre ormai da anni il Basics in Banking+Finance, un percorso formativo conosciuto e apprezzato dalla piazza finanziaria ticinese. I destinatari di questa formazione sono i collaboratori di banca senza una formazione specifica nel settore o muniti di licenze professionali di altri settori. Non solo: questo corso è ideale per tutti coloro che intendono riqualificarsi o riposizionarsi professionalmente in ambito bancario e, in generale, per le persone interessate all’economia bancaria. Non da ultimo, il Basics in Banking and Finance si rivolge a neoassunti e a giovani non ancora attivi nel mondo bancario che aspirano a una carriera in questo settore.

I partecipanti ricevono una panoramica globale su tutte le operazioni di banca, iniziando dalla funzione economica, per poi passare alle operazione passive e al traffico pagamenti, al contesto normativo e di vigilanza, fino a giungere, in conclusione, a una visione d’insieme delle operazioni di credito e finanziarie.

Al termine di questo percorso formativo i partecipanti hanno l’opportunità di svolgere l’esame di certificazione.

La regione insubrica: non solo un laboratorio d’idee

Dopo più di 200 anni di sviluppo delle teorie e delle politiche economiche, non dovrebbe essere necessario scomodare i padri di queste fondamentali branche del pensiero e dell’operosità umana, per dire con Adam Smith che “ogni uomo è incoraggiato a coltivare e portare alla perfezione il talento o l’inclinazione per un tipo particolare di occupazione” o per ricordare con David Ricardo che ogni Paese ha interesse a specializzarsi nelle attività per le quali ha “un vantaggio comparato”. Ma tant’è.

Da una parte, un territorio, quello ticinese, nel quale è cresciuto un segmento della piazza finanziaria svizzera declinata in funzione dei bisogni della clientela privata italiana, facendo perno sulla specificità internazionale “del fare banca” elvetico. Dall’altra parte, uno dei bacini economici europei più importanti, quello del Nord Italia, alla ricerca, non solo di investimenti per i risultati finanziari della sua produzione, ma anche di un fattivo apporto per una crescita internazionale delle sue attività. In mezzo, una frontiera politica, con le sue ramificazioni normative. Una frontiera filtro, che nel passato, nella prospettiva svizzera, permetteva l’entrata, senza particolari restrizioni, di capitali, ma non l’uscita delle informazioni (leggi segreto bancario) e in ottica italiana non consentiva la libera uscita di patrimoni cercando, nel contempo, con sempre maggiori pressioni, di far entrare informazioni (leggi scambio automatico di informazioni).

Quale migliore laboratorio per Adam Smith e David Ricardo! Se fossero stati nostri contemporanei, magari seduti in riva al lago Maggiore, di qua o di là della virtuale linea, piuttosto frutto di una memorabile battaglia che risultato di una logica economica, invece di scrivere di birrai e di fornai il primo, e di Inghilterra e di Portogallo il secondo, l’uno avrebbero preso a esempio finanza e aziende, l’altro Svizzera e Italia. La conclusione? Il “non senso storico” della separazione artificiale di questi due spazi economici intrinsecamente legati.

È questo il contesto ideale nel quale si è inserito lo studio condotto dal Centro Studi Villa Negroni e da Uninsubria su mandato della Comunità di lavoro Regio Insubrica che nel volume di sintesi “La banca ticinese e l’impresa del Nord Italia. Opportunità d’integrazione transfrontaliera” così concludeva: “la domanda on-shore di crediti bancari da parte delle imprese dell’Insubria italiana e l’offerta off-shore di gestione patrimoniale da parte delle banche ticinesi possono coagularsi in un wealth management cross-border dove corporate finance e private banking si possono integrare armoniosamente, cosicché la regio insubrica, oltre che uno spazio geografico, diventi un vero spazio economico-finanziario”. Ed è anche in questo ordine d’idee che si colloca l’attuale progetto “La piazza finanziaria ticinese e l’economia del Nord Italia. Stimoli all’integrazione territoriale in ottica transfrontaliera”, sempre condotto dal Centro Studi Villa Negroni e da Uninsubria, quale parte del Programma di cooperazione Interreg V-A Italia-Svizzera 2014-2020. Un progetto, quest’ultimo, operativo il quale, aldilà della riflessione con un approfondito scambio d’idee in seno a “think tank” settoriali, luogo d’incontro virtuale fra domanda italiana e offerta svizzera, propone percorsi formativi di riqualifica professionale che permettono di rispondere all’incessante ri-orientamento delle attività della piazza finanziaria ticinese. Il progetto Interreg in cui è coinvolto il Centro Studi Villa Negroni, inoltre, vuole individuare le modalità (dirette e indirette) di superamento dei principali ostacoli normativi che si frappongono al naturale dispiegarsi della storia economico-finanziaria della regione Insubrica.

Ritornando ad Adam Smith e a David Ricardo, rispetto al primo studio citato, questo secondo progetto, per quanto attiene l’offerta ticinese, va oltre alla banca, coinvolgendo la piazza finanziaria del Cantone nella sua totalità, considerando in particolare il ruolo di una delle sue fondamentali componenti che è il mondo delle fiduciarie. Infatti, la discontinuità caratterizzata dal cambiamento di paradigma insito all’implementazione dello scambio automatico di informazioni, conduce a dover considerare il cliente in tutta la sua dimensione che va ben aldilà della mera ricchezza finanziaria: ciò  implica competenze specializzate che possono unicamente risultare da collaborazioni fra banche, fiduciari (finanziari, commerciasti, immobiliari) e altri attori presenti sul territorio cantonale in quelli che possono essere definiti dei conglomerati finanziari.

Per quanto riguarda la domanda nord-italiana, questo nuovo studio va oltre alla presa in considerazione separata dell’azienda e del singolo cliente. Infatti, la regolarizzazione fiscale stimola il cliente privato, nel nostro caso lombardo ma non solo, a passare da un’ottica individuale delle esigenze a una prospettiva famigliare, dove il patrimonio ha una valenza che va oltre il suo carattere finanziario, coinvolgendo proprietà aziendali, investimenti immobiliari, beni di lusso e aspetti meno tangibili quali i rapporti parentali, con tutte le problematiche che ne scaturiscono: dalla conduzione delle prime (come il processo d’internazionalizzazione delle attività), alla gestione dei secondi (in un’ottica di vero weath management olistico), alla consulenza per i terzi (una su tutte la pianificazione del passaggio generazionale).

Conoscere il proprio cliente privato significa anche conoscere le sue proprietà di famiglia, in particolare aziendali, con le loro specificità commerciali, la governance e le modalità di finanziamento. In questo contesto, un tema strategico particolare e di estrema attualità è quello dell’ottimizzazione del passaggio generazionale; qui il servizio di consulenza patrimoniale raggiunge la sua massima espressione, non essendo unicamente un processo di trasmissione della ricchezza tra generazioni, ma anche difesa di posizioni giuridiche, interessi, situazioni delicate che investono ogni componente della famiglia e dove l’istituto del trust trova la sua validità.

Per definizione, l’interlocutore italiano della piazza ticinese ha un’ottica transfrontaliera, sia per i bisogni personali, come ad esempio l’investimento immobiliare, quale seconda casa (particolarmente richiesta in periodo pandemico) o come diversificazione dei propri investimenti, che per le necessità della propria azienda. Queste ultime, nonostante la loro limitata dimensione, oltre che di servizi accessori (fra l’altro liberamente proponibili a partire dal Ticino), per poter crescere, sono alla ricerca di mercati internazionali; e proprio perché piccole e famigliari, abbisognano di consulenza e soprattutto di servizi esterni da parte di istituti e professionisti che dispongono di una diffusa rete e, soprattutto, di una consolidata esperienza, anche finanziaria, internazionale. Finanziamento, passaggio generazionale, investimenti immobiliari, servizi accessori, internazionalizzazione sono tutti interessati dalla problematica tributaria, variabile complessa e in continuo mutamento, che in questo nuovo mondo finanziario fiscalmente regolarizzato richiede, non solo di essere conosciuta, ma anche, e soprattutto integrata nella gestione e nella consulenza. Ne risulta una gestione olistica del patrimonio che richiede un lavoro di architettura di competenze tecniche da applicare in modo integrato al patrimonio del cliente, né riscontrabili in un solo consulente, né, salvo delle eccezioni, in un solo istituto finanziario.

Specializzazioni regionali (finanziaria da una parte e produttiva dall’altra), dunque, per un vantaggio reciproco (per il Ticino e per il Nord Italia) in un contesto d’integrazione territoriale. Il tutto per rispondere con competenze articolate e integrate (il FAMILY BUSINESS) a necessità complesse e globali (della PMI ITALIANA).

Sfida e opportunità degli investimenti sostenibili

Numerosi fattori di carattere ambientale, sociale, politico ed economico stanno spingendo le imprese ad adottare modelli di sviluppo sempre più sostenibili. La sostenibilità è un concetto complesso che è stato definito dalle Nazioni Unite nel 1987 come uno sviluppo che “soddisfa i bisogni dell’attuale generazione senza compromettere la capacità di quelle future di rispondere ai propri”. Solo in Svizzera, secondo uno studio della Swiss Sustainable Finance, gli investimenti sostenibili ammontano a fine 2019 a 1’163 miliardi di franchi, con una crescita del 62 per cento rispetto all’anno precedente. Il 21 per cento di questi investimenti è detenuto da clienti privati che sempre più desiderano comprendere le conseguenze dei propri investimenti a livello ESG.

Ma che ruolo gioca la finanza all’interno di questo contesto?

Il Consiglio federale, nel suo rapporto sulla sostenibilità del 24 giugno 2020 “riconosce nella finanza sostenibile un fattore competitivo rilevante sulla via verso una crescita sostenibile”, auspicando che la piazza finanziaria svizzera assuma un ruolo di spicco a livello globale nell’offerta di servizi finanziari sostenibili. A tal fine il quadro regolamentare svizzero verrà ottimizzato dal punto di vista normativo, formativo e di sviluppi di marchi di sostenibilità.
Similmente, l’Associazione Svizzera dei Banchieri evidenzia nel documento di giugno 2020 il suo supporto agli sviluppi del sistema bancario in ambito di sostenibilità, ritenendo che i fornitori di servizi finanziari svolgano un ruolo chiave nella transizione verso un’economia e una società sostenibili. “La priorità in questo caso è quindi garantire che i flussi finanziari siano maggiormente orientati verso il raggiungimento di obiettivi internazionali di sostenibilità come quelli stabiliti dall’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici o dall’Agenda delle Nazioni Unite per lo sviluppo Sostenibile del 2030”. Appare quindi necessario il sostegno del sistema finanziario per accompagnare la transizione dell’economia e della società verso lo sviluppo sostenibile, riducendo quindi gradualmente il finanziamento di attività non sostenibili.
A livello internazionale, il regolamento europeo sulla tassonomia adottato a giungo 2020, che segue la Sustainable Finance Disclosure Regulation di dicembre 2019, prevede obblighi di informazione su aspetti di sostenibilità di prodotti finanziari a carico di gestori patrimoniali ed applicabili a chiunque offra prodotti finanziari in Europa. La complessità della tematica legata alla sostenibilità non deriva solo dalla possibile combinazione di diversi approcci di investimento, ma anche da un mercato estremamente frammentato dove ogni Paese tende a porre i propri standard. La complessità è alta anche a livello di metodologie di analisi e degli standard di reporting, con un conseguente effetto di confusione da parte degli attori finanziari e degli investitori.

Ma come raccogliere le aspettative dei clienti per quanto riguarda gli investimenti ESG e come garantire una scelta coerente?

Al fine di integrare i criteri ESG nel processo di consulenza per la clientela privata, la SwissBanking ha elaborato alcuni principi guida secondo i quali i fornitori di servizi finanziari dovranno garantire che i propri consulenti ottengano una formazione adeguata in merito alle caratteristiche intrinseche degli strumenti e dei servizi finanziari offerti anche in ambito ESG. In ogni caso, bisognerà informare i clienti in quale misura uno strumento o servizio finanziario tiene conto delle loro preferenze a livello di sostenibilità. Bisognerà inoltre analizzare i rischi e le opportunità associati ai prodotti e ai servizi ESG valutando anche l’impatto previsto, come ad esempio la relazione esistente tra un determinato strumento finanziario e le sfide legate al cambiamento climatico.
Grazie a dei consulenti formati adeguatamente, la transizione verso un sistema finanziario più sostenibile rappresenterà non solo una sfida, ma anche un’opportunità per il settore dei servizi finanziari.

Trustee, competenze e consapevolezza

La Legge Federale sugli istituti finanziari prevede alcune norme relative ai trustee, in linea con la logica dei più ampi scopi che reggono il dettato regolamentare nel suo complesso, fornendone anche una sorta di definizione: “Per trustee s’intende chiunque, in base all’atto che istituisce un trust ai sensi della Convenzione del 1° luglio 1985 relativa alla legge applicabile ai trust ed al loro riconoscimento, gestisce a titolo professionale un patrimonio distinto nell’interesse di un beneficiario o per un fine determinato oppure ne dispone”. Questo ritratto è comprensivo di qualche indicazione sull’attività, la quale viene precisata laddove si indica che: “Il trustee gestisce il patrimonio distinto, provvede a salvaguardarne il valore e lo utilizza conformemente alla sua destinazione”.

L’Ordinanza sugli Istituti finanziari aggiunge che i trustee devono agire con competenze tecniche nell’interesse dei beneficiari. Il professionista qualificato incaricato della gestione deve adempiere ai requisiti relativi alla formazione e all’esperienza professionale.

La richiesta di competenze tecniche non è casuale: l’esperienza insegna che, indipendentemente dalla specifica autorizzazione all’esercizio dell’attività, non è accettabile l’improvvisazione in questo settore e si richiede una formazione della durata di 40 ore, l’esperienza professionale di 5 anni e il mantenimento delle competenze acquisite tramite regolare aggiornamento.

Il CSVN, alla luce dell’esperienza pluriennale in questo ambito, organizza un corso, in fase di qualifica da parte di un Organismo di certificazione, per garantire l’adeguamento delle competenze, processo imprescindibile dall’acquisizione di conoscenze relative alla complessa attività del trustee.

Family Business per la PMI italiana

Per taluni potrebbe sembrare anacronistico in questo momento di «filtro pandemico» delle frontiere, con la conseguente tentazione di ripiegamento su se stessi in «ridotti nazionali» di triste ricordo, parlare di sviluppo di attività transfrontaliere. Ciononostante, aldilà di puntuali contingenze esterne, la forza delle dinamiche economiche e finanziarie, a termine, hanno da sempre trovato la via, a volte tortuosa, per superare le rigidità politico-regolamentari.
In questo ordine d’idee, l’ambito finanziario elvetico, nei suoi rapporti con il mondo in generale, e quello ticinese, nelle sue relazioni con la vicina Penisola, in particolare, stanno vivendo un paradosso. La volontà, o meglio la necessità, di vari Paesi, soprattutto quelli indebitati, di far rientrare nella loro orbita economica i patrimoni non dichiarati dei propri residenti attraverso la loro regolarizzazione fiscale, stimola il riavvicinamento della finanza all’economia.
Per il nostro Cantone, questo si traduce in una spinta nell’interazione fra il suo sistema bancario e parabancario con quello delle aziende del Nord Italia. Infatti, l’introduzione dello scambio automatico d’informazioni per quei patrimoni, e sono la maggior parte, che trovano soddisfazione, e soprattutto risposta, ai loro fabbisogni nella swissness, comporta (finalmente) poter integrare nella gestione anche le proprietà radicate nel territorio di loro provenienza: le aziende, in particolare quelle a controllo familiare.

Il significato? Il completamento del passaggio da una mera gestione finanziaria che ha fatto la fortuna del sistema (para)bancario del Canton Ticino, e non solo, a un vero wealth management, termine forse troppo utilizzato nel passato unicamente come evoluzione lessicale del classico private banking. Una svolta accompagnata da una sfida; quella che sta vivendo in questi ultimi anni la piazza ticinese, che da asettica offshore ritorna a intrecciarsi con le attività produttive attraverso le proprietà dei suoi clienti. La ricchezza della piazza finanziaria ticinese non è tanto il patrimonio di questi ultimi, bensì i loro bisogni. Quello che può sembrare un’ovvietà, in un momento di cambiamento epocale come quello attuale, diviene dunque un’opportunità.

In questa dimensione, in particolare alla famiglia imprenditrice italiana da tempo presente sulla piazza ticinese con il suo patrimonio, può essere proposta una gestione olistica, in una logica di family business, con l’integrazione delle proprietà aziendali come ulteriori asset, aumentando così la gestione in efficienza e in efficacia. Non solo; la caduta dello steccato fra ricchezza mobiliare e proprietà aziendali con la separazione fra le attività, per le prime (in Svizzera) e per le seconde (in Italia), permette lo sviluppo e l’offerta integrata di ulteriori servizi quali alcuni tra quelli accessori o quelli per l’internazionalizzazione delle imprese, oltre alla consulenza alla famiglia, come la gestione del patrimonio immobiliare o la pianificazione e l’ottimizzazione del passaggio generazionale.

L’insieme stimola, e richiede, la rivisitazione del modello di sviluppo della piazza finanziaria ticinese. Un cambiamento di approccio che consideri non solo il risultato finanziario delle attività, ma anche le modalità della loro generazione, grazie a prodotti e servizi innovativi, considerando anche le leve fornite dallo sviluppo tecnologico. Dinamica questa che interpella due dimensioni: quella del sistema nel suo complesso, con la stretta collaborazione fra attori in conglomerati finanziari e quella della formazione, che non deve avere come obiettivo unicamente l’acquisizione di nuove competenze, bensì lo stimolo alla riflessione e soprattutto al cambiamento della forma mentis, fondamentale in un momento di discontinuità, e di rivolgimento paradigmatico, come quello odierno.

A mo’ di conclusione, si addicono bene gli obiettivi del progetto in corso «La piazza finanziaria ticinese e l’economia del Nord Italia. Stimoli all’integrazione territoriale in ottica transfrontaliera» sviluppato nel quadro di Interreg dal Centro Studi Villa Negroni in collaborazione con l’Università dell’Insubria: stimolare il cambiamento di approccio, verificare nuove modalità operative, studiare prodotti e servizi innovativi, grazie anche a programmi formativi che preparano a nuove funzioni finanziarie, preludio all’introduzione di nuove figure professionali.

Nasce il registro svizzero dei consulenti finanziari

In generale, la consulenza in materia di investimenti comprende la prestazione di servizi di consulenza individuale ai clienti nei settori dell’investimento di denaro e di capitale, nonché la fornitura di consulenza e raccomandazioni correlate.
La consulenza in materia di investimenti, definita come “la fornitura di raccomandazioni personali sulle transazioni con strumenti finanziari” (Art. 3 lit. c n. 4) costituisce un servizio finanziario ed è pertanto coperta dalla nuova LSerFi. I consulenti alla clientela, per contro, sono persone fisiche che forniscono servizi finanziari in nome di fornitori di servizi finanziari o, in quanto fornitori di servizi finanziari (art. 3 lett. e LSerFi), entrano in contatto con un cliente e gli offrono un servizio finanziario specifico o lo eseguono (ad es. emettendo raccomandazioni di investimento individuali o gestendo un patrimonio).
Tuttavia, il consulente del cliente non si spinge fino al punto di decidere l’investimento, che è prerogativa della gestione patrimoniale. Egli consiglia, ma non decide.
Detto ciò, non tutti i consulenti alla clientela hanno l’obbligo di iscriversi nel registro dei consulenti alla clientela. Tale obbligo incombe sui consulenti che non sono assoggettati alla vigilanza della FINMA (art. 3 LFINMA) e non esercitano la loro attività per conto di una società assoggettata alla FINMA (art. 3 LFINMA).

L’obbligo di iscrizione può gravare anche sui consulenti alla clientela domiciliati all’estero che forniscono servizi finanziari in Svizzera. Cio’ accade quando il consulente non è assoggettato nel Paese estero ad una vigilanza prudenziale.
Diversamente, consulenti esteri che esercitano la loro attività in Svizzera solamente nei confronti di clienti professionali o istituzionali sono esonerati da tale obbligo di iscrizione al registro consulenti svizzero (art. 31 OSerFi).

In assenza di iscrizione, è importante notare che il consulente alla clientela non sarà autorizzato a proseguire la sua attività. L’iscrizione ad un registro consulenti autorizzato deve avvenire entro gennaio 2021. Conformemente all’art. 29 LSerFi, i consulenti alla clientela per poter essere iscritti nel registro consulenti devono:

1. dimostrare di avere conoscenze adeguate delle norme di comportamento della LSerFi cosi come conoscenze specialistiche necessarie per la loro attività;

2. avere stipulato un’assicurazione di responsabilità civile professionale o fornire garanzie finanziarie equivalenti;

3. essere affiliati ad un organo di mediazione;

4. non essere oggetto di una condanna penale secondo gli articoli 89–92 della LSerFi o secondo l’articolo 86 LSA o non essere iscritti nel casellario giudiziale per reati contro il patrimonio secondo gli articoli 137– 172ter del Codice penale;

5. non essere oggetto di divieto di esercizio dell’attività secondo l’articolo 33a LFINMA o di un divieto di esercizio della professione secondo l’articolo 33 LFINMA.

Il registro dei consulenti è pubblicamente accessibile e conterrà quindi almeno i dati principali sul consulente in materia di investimenti, inclusa la sua funzione e posizione, permettendo in ogni caso al singolo richiedente per iscritto di ricevere informazioni complete (piu’ dettagliate) circa l’operatore.

Per rispondere all’esigenza formativa, il CSVN organizza nel mese di Novembre-Dicembre 2020 il percorso formativo FIDLEG: CERTIFICAZIONE EPR FORNITORI DI SERVIZI FINANZIARI, iniziativa riconosciuta dal registro dei consulenti svizzero, è altresì idonea a riqualificare i consulenti alla clientela bancaria della Swiss Association for Quality (SAQ) con competenze sia tecniche che comportamentali (24 ore).