Professione compliance sotto processo

Il Compliance officer da garante della conformità a garante dell’etica organizzativa: un ruolo in transizione?

Una recente decisione del Tribunale federale, non destinata alla pubblicazione, smentisce il Tribunale amministrativo e conferma una decisione della FINMA, l’autorità di vigilanza sui mercati finanziari, che aveva pronunciato nel 2016 un divieto biennale di esercizio della professione nei confronti di un General Counsel di una banca di Zurigo. Alla base della decisione, la mancata comunicazione da parte della Banca all’Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro MROS, di un sospetto fondato di riciclaggio nell’ambito dell’affare dei fondi sovrani malaysiani 1 MDB.

Il professionista dirigeva il dipartimento Legale e Compliance della banca, senza
essere membro della Direzione generale. Stando alle direttive interne, la responsabilità per la messa in atto del dispositivo antiriciclaggio spettava alla Direzione generale, che si avvaleva del supporto del presidio compliance nella sua qualità di servizio di lotta contro il riciclaggio di denaro. La comunicazione di un sospetto di riciclaggio di denaro spettava al suddetto presidio, ma prevedeva l’avallo da parte della Direzione. Non si evince dai fatti chi concretamente dovesse prendere la decisione di comunicare tale sospetto.

Nel 2013, il presidente del Consiglio di amministrazione della banca introduceva alcuni clienti a una consulente alla clientela operativa a Zurigo, per l’apertura di diverse relazioni d’affari presso la succursale della banca a Singapore. Al momento dell’introduzione in banca, è stata esplicitata l’attività di tipo commerciale dei clienti in relazione a una Joint Venture tra il Fondo 1MDB e la società d’investimenti proprietaria della banca. Le relazioni d’affari aperte a Singapore, ma gestite da Zurigo, sono state categorizzate come a rischio superiore.

Nel primo trimestre dello stesso anno sui conti in questione sono state effettuate delle transazioni sospette per importi corrispondenti a 2,5 miliardi di USD, parzialmente giustificate dallo stesso Presidente del consiglio di amministrazione della Banca. Il General Counsel insospettito dalle transazioni, si è attivato e ha avviato degli accertamenti, che non hanno però dato risultati risolutivi neppure in seguito ai contatti intercorsi con la succursale di Singapore. Al contrario, su pressione del management della banca le transazioni sarebbero state eseguite rapidamente. Ulteriori transazioni dubbiose, i cui accertamenti sarebbero rimasti senza conseguenze, avrebbero dato adito all’intervento dell’autorità di vigilanza di Singapore (MAS) che ha evidenziato la mancata diligenza con riferimento alla relazione d’affari in questione. In Svizzera, la banca dal canto suo non ha trasmesso all’Ufficio competente una comunicazione di sospetto di riciclaggio.

In un comunicato stampa del 13 ottobre 2016, la FINMA constatava gravi violazioni alla normativa antiriciclaggio da parte della Banca e, un anno dopo, pronunciava il divieto di esercizio delle attività nei confronti del General Counsel. Assodata la competenza dei tribunali svizzeri sulle attività di gestione dei conti di Singapore da Zurigo, il tribunale federale quale istanza di ricorso ha imputato direttamente al General Counsel, nella sua qualità di capo della divisione compliance, la mancata proposta alla Direzione di effettuare la comunicazione di sospetto. Malgrado la competenza decisionale in merito non spettasse (solo) a lui e malgrado il coinvolgimento della direzione generale e del Presidente del Consiglio siano stati considerati dai giudici una lacuna organizzativa della Banca, gli stessi hanno ritenuto imprescindibile il dovere di adottare una attitudine irreprensibile da parte del General Counsel, indipendentemente dalle pressioni della gerarchia.

Questa sentenza esemplare, evoca riflessioni di natura diversa. La decisione evidenzia come la figura professionale del Compliance Officer richieda, oltre alle competenze tecniche, anche una forte personalità arricchita da competenze emotive e sociali, che gli consentano di fare fronte a pressioni come quelle enunciate. In caso contrario, la sua carriera professionale rischia di essere messa seriamente in discussione con conseguenze tragiche anche sulla sua vita privata. Per loro si impone una solida formazione.

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Centro Studi Villa Negroni